Distruzione Creativa: La Libia nel Progetto del Grande Medio Oriente di Washington

Distruzione Creativa: La Libia nel Progetto del Grande Medio Oriente di Washington

Parte II
F. William Engdahl Global Research, 26 marzo 2011 – engdahl.oilgeopolitics.net
Traduzione di Alessandro Lattanzio

Per coloro che non credono alle coincidenze, è notevole che il 19 marzo 2011 l’amministrazione Obama abbia ordinato il bombardamento della Libia, apparentemente per creare una ‘no fly zone’ per proteggere civili innocenti e il 19 marzo 2003, l’amministrazione Bush aveva ordinato il bombardamento dell’Iraq.
Gli attacchi per la No Fly sono iniziati sotto il comando degli Stati Uniti con fretta sospetta, a seguito della risoluzione delle Nazioni Unite. Fino ad oggi gli attacchi sono stati condotti dalle forze aeree e dalle navi da guerra statunitensi, francesi e inglesi. Una tempesta di missili da crociera Tomahawk e bombe a guida GPS è piovuta sugli obiettivi libici scoperti con segnalazioni di molti morti tra i civili. Nessuna fine è in vista al momento.
Nello stesso giorno di Otto anni prima, l’amministrazione Bush aveva iniziato la sua operazione Shock and Awe, la distruzione militare e l’occupazione dell’Iraq, presumibilmente per evitare la minaccia di armi di distruzione di massa che non è mai esistita, come è stato successivamente confermato. L’invasione irachena ha fatto seguito a più di un decennio di operazioni per la No Fly Zone illegale sullo spazio aereo iracheno, da parte dello stesso trio: USA, Gran Bretagna e Francia.
Molto più importante di qualsiasi gioco di numerologia possibile per un superstizioso Pentagono, che potrebbe o non potrebbe giocare, è l’agenda finale dietro il domino di destabilizzazioni di regimi che Washington ha acceso sotto la bandiera della democrazia e dei diritti umani in tutto il mondo islamico, a partire dal dicembre 2010.
Con Washington che esercita pressioni enormi su altri stati membri della NATO, per assumersi il comando formale del bombardamento della Libia, non importa sotto quale nome, al fine di dare all’AFRICOM di Washington, una foglia di fico che sposta l’attenzione del ruolo centrale del Pentagono nel coordinamento delle operazioni militari, gli sconvolgimenti che spazzano tutti i paesi islamici del Nord Africa e del Medio Oriente, appaiono sempre più come l’inizio precoce di una III Guerra Mondiale, un pensiero che alcuni membri della NATO si attendevano negli ultimi decenni.
Come per la Seconda Guerra Mondiale e la prima guerra mondiale, anche questa sarebbe stato lanciata per espandere quello che David Rockefeller e George HW Bush, in passato, hanno definito un “nuovo ordine mondiale”.

Il reale ‘crimine’ di Gheddafi
A differenza di Tunisia o Egitto, dove un argomento credibile a metà strada potrebbe essere indicato nella sofferenza della popolazione per l’esplosione dei prezzi alimentari e un ampio squilibrio nelle ricchezza, la Libia di Gheddafi, ufficialmente chiamato Libia, è molto diversa.
Lì, secondo gli africani con cui ho parlato per conoscenza diretta, i libici hanno il tenore di vita più alta del continente. Gheddafi non è rimasto al potere per 42 anni senza garantirsi che la sua popolazione avesse pochi motivi per lamentarsi. La maggior parte dei servizi sanitari, istruzione e carburante era sovvenzionata dallo Stato. La Libia di Gheddafi ha il più basso tasso di mortalità infantile e l’aspettativa di vita più alta di tutta l’Africa. Quando ha preso il potere dal decadente re Idris, quattro decenni fa, l’alfabetizzazione era inferiore al 10% della popolazione. Oggi è superiore al 90%, difficile che ciò sia tipico di un tiranno. Meno del 5% della popolazione è denutrita, una cifra inferiore a quella degli Stati Uniti. In risposta al rincaro dei prodotti alimentari degli ultimi mesi, Gheddafi ha avuto cura di abolire tutte le tasse sui prodotti alimentari. E una percentuale inferiore di persone vive sotto la soglia di povertà rispetto ai Paesi Bassi. Gheddafi definisce il suo modello una forma di socialismo islamico. È laico e non teocratico, nonostante la schiacciante maggioranza sunnita della popolazione. 1
Perché gli Stati Uniti si oppongono così tanto a Gheddafi? Evidentemente perché non è semplicemente in linea “con il programma.” Gheddafi ha dimostrato più volte, e non senza motivo, che diffidava profondamente Washington. Ha sempre cercato di creare una voce indipendente per un’Africa che viene sempre più spesso usurpata dall’AFRICOM del Pentagono. Nel 1999 ha avviato la creazione dell’Unione africana, con sede a Addis Abeba, per rafforzare la voce internazionale degli stati ex-coloniali in Africa. In un summit pan-africano nel 2009, ha fatto appello alla creazione degli Stati Uniti d’Africa, per unire le forze economiche di quello che forse è il continente più ricco del mondo in termini di minerali non sfruttati e di potenzialità agricole.
Concediamo a Gheddafi che non ha le migliori agenzie di pubbliche relazioni occidentali, come Saatchi & Saatchi e Hill & Knowlton, per dare al suo messaggio quei tocchi che piuttosto politici come Barack Obama o David Cameron o Nicholas Sarkozy danno. E non è fotogenico come la sua controparte di Washington, facendo si che il suo volto orribile sia facile da demonizzare, da parte dei media, come una sorta di nuovo Hitler.
Gheddafi è una spina nel fianco di Washington per altri motivi, però. Dice che il dirottatori del 9/11 furono addestrati negli Stati Uniti, ma ha anche chiesto ai libici di donare il sangue per gli statunitensi dopo l’11/9. Gheddafi ha lavorato per decenni per costruire una voce indipendente per gli stati africani non controllati dagli Stati Uniti o dalle ex potenze coloniali europee, i suoi Stati Uniti d’Africa.
Quando tutta la demonizzazione dei media occidentali viene strappata via, Gheddafi è l’ultimo di una generazione dei socialisti pan-arabisti moderati ancora al potere, dopo che l’Egitto di Nasser e l’Iraq di Saddam Hussein sono stati eliminati, e la Siria che si è allineata all’Iran. 2
Finché rimane, la Libia pone un imbarazzante alternativa economica alla globalizzazione del modello di ‘libero mercato’ di Washington, che ora si dispera nell’imporre al miliardo di mussulmani del mondo islamico, dal Marocco all’Afghanistan, passando per l’Africa e il Medio Oriente. Per le potenze che guidano quest’espansione bellicista, è una questione di sopravvivenza del Secolo Americano, o ciò che i caratteristici neo-conservatori chiamano il nuovo secolo americano, la sopravvivenza futura della sola superpotenza statunitense , attraverso la diffusione di guerra e caos, mentre la propria economia si disintegra sempre più di giorno in giorno.

Amr Mousa e i dubbi giochi politici
Il lancio dell’Operazione Alba dell’Odissea, l’attacco militare coordinato statunitense-britannico-francese alla Libia, a seguito della risoluzione del Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite, è iniziata con una velocità impressionante, una volta che il diplomatico egiziano Amr Mousa, portavoce della Lega araba, ha convenientemente tirato al giacca ai suoi nervosi fratelli in Arabia Saudita, Kuwait e altri stati arabi, convincendoli chiaramente che votando per la no-fly, potevano rimanere nelle grazie di Washington e, quindi, evitare il destino di Hosni Mubarak o di Ben Ali. Washington aveva chiaramente pianificato le sue azioni militari a lungo, prima del 19 marzo.
Dopo settimane di inganno diplomatico, in cui segnali deliberatamente fuorvianti sono stati inviati dal Segretario alla Difesa statunitense Robert Gates, che aveva la pretesa di opporsi ad una no-fly zone sulla Libia, la Segretaria di Stato Hillary Clinton affermava di sostenerli, e il Presidente degli Stati Uniti sembrava essere debole e vacillante, il Nobel per la pace del Presidente Obama, il presidente che ha ordinato l’escalation della guerra in Afghanistan e ha difeso la tortura nel carcere della CIA di Guantanamo, ha emesso de facto una dichiarazione di guerra contro una nazione sovrana, la Libia, nonostante il fatto che non erano in pericolo la vita degli Stati Uniti, né il territorio degli Stati Uniti era minacciato da ciò che era essenzialmente un insurrezione armata interna di tribù libiche contro un capo di Stato e di governo legittimo. Inoltre, la Libia di Gheddafi non ha mai minacciato d’invasione uno stato vicino, un presupposto essenziale anche se dimenticato, per un intervento delle Nazioni Unite.
Come dimostra l’esperienza in Bosnia e in Iraq negli anni ’90, una No Fly Zone non è un evento minore neutrale, ma un fondamentale atto di guerra, una violenta presa del controllo dello spazio aereo di un territorio sovrano, anche distruggendo le capacità anti-aerea e di attacco aereo del paese obiettivo.
Richard Falk, un professore di diritto internazionale e relatore speciale delle Nazioni Unite sui Diritti Umani Palestinesi, ha preso atto della totale mancanza di qualsiasi criterio di base per un intervento delle Nazioni Unite in Libia:
Ciò che colpisce subito della richiesta bipartisan a Washington per una fly zone e per gli attacchi aerei, progettati per aiutare le forze ribelli in Libia, è l’assenza di qualsiasi interesse per la rilevanza del diritto internazionale o l’autorità delle Nazioni Unite. Nessuna autorità si è presa la briga di costruire una sorta di razionalizzazione legale. I ‘realisti’ al comando, cui fanno eco i media mainstream, non sentono alcun bisogno di fornire anche una foglia di fico legale, prima di intraprendere la guerra aggressiva.
Dovrebbe essere evidente che una no-fly zone nello spazio aereo libico è un atto di guerra, come lo sarebbero, naturalmente, gli attacchi aerei contemplati sulle fortificazioni delle forze di Gheddafi. L’obbligo giuridico di base della Carta delle Nazioni Unite, impone agli Stati membri di astenersi da qualsiasi uso della forza, a meno che non può essere giustificata come legittima difesa dopo che un attacco armato supera il confine o col mandato di una decisione del Consiglio di Sicurezza dell’ONU.
Nessuna di queste condizioni, che autorizza un uso legale della forza, è anche lontanamente presente, eppure il dibattito nei media e nei circoli di Washington continua, come se le uniche domande riguardassero la pena di discutere fattibilità, costi, rischi e una possibile reazione nel arabo mondo.3
Falk, che ha trascorso la maggior parte degli ultimi cinque decenni, difendendo la ora dimenticata idea che una norma di legge è preferibile alla regola barbaro de ‘il potere è diritto’, aggiunge, “Impossibile si possa sostenere che in situazioni di emergenza umanitaria, esiste ‘uno stato di eccezione’ che consente di effettuare un intervento della coalizione dei volenterosi affinché non peggiori la situazione?” Egli risponde alla sua domanda retorica:
Per quanto riguarda la Libia, abbiamo bisogno di tener conto del fatto che il governo di Gheddafi, comunque sgradevole per motivi umanitari, rimane il legale rappresentante diplomatico di uno stato sovrano, e qualsiasi uso della forza internazionale, anche dalle Nazioni Unite, né tanto meno di uno stato o gruppo di Stati, costituirebbe un intervento illegale negli affari interni di uno Stato sovrano, vietato dall’articolo 2 (7) della Carta delle Nazioni Unite, se non espressamente autorizzato dal Consiglio di Sicurezza, come essenziale per il bene della pace e della sicurezza internazionale.
Al di là di questo, non vi è alcuna garanzia che un intervento, se effettuato, può ridurre il dolore del popolo libico o portare al potere un regime più rispettoso dei diritti umani e dedito alla partecipazione democratica.
Quello che sto denunciando, soprattutto qui, sul caso libico, sono tre tipi di fallimento politico: l’esclusione del diritto internazionale e delle Nazioni Unite da dibattiti nazionali rilevanti sugli usi internazionali della forza, l’assenza del rispetto per le dinamiche di auto-determinazione nelle società del Sud, il rifiuto di ascoltare l’etica e la politica coloniale appropriata a un ordine mondiale post-coloniale de-occidentale che sta diventando sempre più multi-polare 4.
Notevole nell’ultima corsa di Washington alla guerra, era la mancanza di qualsiasi verifica indipendente da ciò che era diventata l’immagine universale di un Gheddafi che ordina alla sua forza aerea a sparare su ciò che i media occidentali rivendicano essere innocenti civili disarmati. Le telecamere della CNN non possono essere qualificate neutrali in questo caso, né lo è la BBC. Ibrahim Sahad, figura dell’opposizione libica e portavoce del Fronte Nazionale per la Salvezza della Libia, ha fatto accuse contro Gheddafi stando letteralmente in piedi di fronte alla Casa Bianca degli Stati Uniti. Nessuno si preoccupano di verificare autonomamente se tutto ciò è esatto.
Ancor più notevole, una volta che la Lega Araba ha accettato di sostenere l’opzione della No Fly libica, l’opposizione all’interno del Consiglio di Sicurezza dell’Onu è crollata, dando a Washington la copertura plausibile desiderata per il sostegno internazionale al sua desiderata azione militare.
Il voto al Consiglio di Sicurezza è stato un 10-0, con cinque grandi paesi astenuti, tra cui Russia e Cina, che hanno potere di veto, insieme a India, Germania e Brasile. Gli Stati Uniti, Francia e Gran Bretagna ha spinto per un’approvazione rapida. Convenientemente ignorato nei sempre così selezionati media mainstream occidentali, è stato il fatto rilevante che i vicini diretto della Libia, l’Algeria e la Tunisia e l’intera Unione Africana, hanno votato contro la No Fly Zone: “Se non stanno cantando il nostro spartito, non esistono, Bubba…”
Nominalmente, la risoluzione per una no-fly zone è stata richiesta dal Consiglio Nazionale di Transizione dei di ribelli libici, e dalla Lega Araba. In realtà, come l’ex diplomatico indiano MK Bhadrakumar ha osservato, “La verità è che l’Organizzazione del Trattato Nord Atlantico e l’Unione europea comandano alla Lega araba di parlare quando hanno bisogno di una foglia di fico per avvicinarsi al Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite… Le potenze occidentali in precedenza, avevano detto che la medesima posizione della Lega araba e dell’Unione africana rappresenta delle ‘opinione regionali.’ Ora sembra che l’Unione africana non è così importante -è diventata fonte di imbarazzo. I Leader africani stanno dimostrando di essere torppo coriacei rispetto ai governanti-playboy arabi“. 5
Bhadrakumar, ex ambasciatore in Kuwait e in Turchia, ha aggiunto: “La risoluzione della Lega araba è stata speronata da Amr Moussa, segretario generale della Lega Araba, che spera di riuscire a essere, dopo Hosni Mubarak, il prossimo presidente dell’Egitto. I leader arabi, che dipendono dagli Stati Uniti per la loro esistenza, non sono stati difficili da convincere.” 6 Mousa, un saggio sopravvissuto, sa che non ha alcuna possibilità di essere presidente se non ha il sostegno di Washington, occulto o palese.

‘Coalizione dei non volenterosi’
L’intera manipolazione di Washington lascia i suoi sostenitori, una de facto ‘coalizione dei non volenterosi’, rendersi conto che sono stati giocati da Washington. Non appena il bombardamento incessante di civili e obiettivi militari a Tripoli e in tutta la Libia, è diventata chiara, Amr Mousa ha convenientemente sostenuto che l’uccisione civili non erano parte dell’accordo delle Nazioni Unite, come se non avesse pensato a questa possibilità prima.
Putin ha definito l’azione degli Stati Uniti una nuova “crociata” contro la Libia e il mondo islamico, non senza ragione. La Cina ha denunciato l’intervento degli Stati Uniti. Purtroppo, entrambi i paesi avevano taciuto mentre avrebbe potuto contare, nel corso del voto al Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite, quando si erano astenuti, forse per paura di inimicarsi i potenti paesi produttori di petrolio della Lega Araba.
Rendendosi conto di essere stati ingannati per troppo tempo da Washington, Londra e Parigi, i quali avevano evidentemente pianificato l’azione militare contro la Libia a lungo, prima di qualsiasi voto alle delle Nazioni Unite o alla Lega araba, membri europei della NATO ed altri, inclusi la Turchia, membro della NATO, hanno iniziato subito a protestare con veemenza.
La Germania ha ritirato il suo sostegno materiale militare dalla regione, in dissenso sulla campagna priva di obiettivi o di direzione, mentre l’unità all’interno della NATO si sbriciola. L’Italia ha accusato la Francia di sostenere la No Fly al fine di arraffare le ricchezze petrolifere della Libia da sotto il controllo delle statali ENI/AGIP dell’Italia. L’Italia ha inoltre minacciato di revocare a Stati Uniti, Regno Unito e Francia i diritti per utilizzare le sue basi, a meno che la NATO sia formalmente messa a capo delle operazioni. Nel momento in cui scriviamo, Washington aveva ancor meno vero sostegno internazionale per la sua avventura militare che durante l’invasione dell’Iraq del 2003.
Da parte sua, i ministri del governo britannico hanno chiesto di fare assassinare Gheddafi, dichiarando che la guerra in Medio Oriente e Nord Africa potrebbe continuare per almeno “30 anni“. 7
Altri hanno fatto il confronto con gli sconvolgimenti del Novecento e lo smantellamento degli imperi europei che hanno spianato la strada, in ultima analisi, al secolo americano. Tali sconvolgimenti, che durarono dal 1914 al 1945, sono stati ricordati nei libri di storia come la prima guerra mondiale e la seconda Guerra Mondiale, in realtà una guerra per l’egemonia globale lunga 30 anni.
Come eventuale “vincitore” di tale gigantesco confronto, le élite degli Stati Uniti si raggrupparono attorno alla immensamente potente famiglia Rockefeller e proclamò quello che l’editore di Time-Life, Henry Luce, in un editoriale del 1941, chiamò il “secolo americano“. Quel secolo americano è ora in un declino pericoloso, un agonia protratta di decadenza e di autodistruzione iniziata manifestamente nel 1971, simboleggiata dalla unilaterale decisione del presidente Richard Nixon di far saltare il trattato monetario di Bretton Woods e rompere il legame tra dollaro e oro, una svolta fatale.

Un’altra guerra per il petrolio?
Sì, il petrolio della Libia è infatti un fattore dietro il fervore bellico di inglesi, francesi e degli Stati Uniti. Stando a quanto un altamente informato esperto in servizi petroliferi del Medio Oriente che ha familiarità con le risorse petrolifere di tutta la regione, mi ha detto in privato in una discussione recente, la Libia ha una vasta immensa ricchezza petrolifera, di gran lunga la più grande in Africa, ed “è quasi privo di zolfo, la più alta qualità di greggio che si possa trovare“. Fino ad ora, nonostante i ripetuti tentativi di assassinio e di colpi di stato della CIA per rovesciare Gheddafi in passato, il leader libico è stato attento a non cedere il controllo totale sulle sue risorse petrolifere al cartello del petrolio anglo-statunitense, ma di mantenerne il controllo per costruire il Paese, qualcosa di decisamente non gradito a Washington.
In particolare, il centro delle infrastrutture petrolifere libiche è nella regione orientale di Bengasi, dove è partita la ribellione alimentata dagli occidentali. Bengasi è a nord dei più ricchi giacimenti petroliferi della Libia, vicino alla maggior parte dei suoi oleodotti e gasdotti, raffinerie e porti GNL della Libia. Il Consiglio nazionale di transizione della Repubblica libica, guidata da Mustafa Abdul Jalil si trova lì.
Ma sarebbe un errore ridurre ciò che è, in realtà, il Greater Middle East Project di Washington, come George W. Bush ha detto al momento della invasione dell’Iraq del 2003, a solo un mero furto di petrolio.
Piuttosto, il cambio di regime di Gheddafi in un regime fantoccio degli USA, ammonta al passo pezzo critico di una ben pianificata strategia di lungo termine degli Stati Uniti, per smantellare le istituzioni nazionali e una cultura che risale ben oltre mille anni, nel tentativo di forzare l’intero mondo islamico in quello che George HW Bush, nel 1991, e David Rockefeller, nella sua autobiografia, più di recente, hanno trionfalmente definito un “Nuovo Ordine Mondiale”. 8 Altri lo chiamano un imperium globale americanocentrico: Big Mac’s, ali di pollo KFC e Coke Zero per tutti! La povertà, il caos, le uccisioni e l’uniformità Orwelliana – Benvenuti nel nostro nuovo mondo dove Noi diamo gli ordini e tu ti sottometti…”.

‘La responsabilità nel proteggere…’
Come nei casi delle precedenti “spontanee” e “democratiche” rivolte istigate dagli USA in Egitto e in Tunisia, 9 Washington sta attentamente orchestrato la successione di Gheddafi da dietro le quinte. Come numerosi critici della politica di Washington hanno sottolineato, l’intervento statunitense in Libia non è un atto neutro per proteggere dei civili innocenti, ma piuttosto un tentativo calcolato di forzare un cambiamento di regime spostando militarmente l’equilibrio a favore della ben armata opposizione di Bengasi, nell’est della Libia.
Impedendo alle forze del governo di Gheddafi di ripristinare il controllo sulla loro territorio da una rivolta armata, che ha favorito la guerra civile, i principi di sovranità internazionale sono stati accuratamente gettati fuori dalla finestra e sostituiti da un infondata e vaga nozione di “responsabilità nel proteggere”, un precedente per l’uso della forza che molti governi, da Berlino a Roma a Pechino e Mosca, ora, si rendono conto potrebbe avere terribili conseguenze anche per il loro futuro.
Una volta che l’opinione mondiale accetta la nozione confusa che qualcosa chiamata “responsabilità nel proteggere“, sebbene vagamente definito, trionfa sulla sovranità nazionale, cosa impedirà a Washington di imporre una no-fly zone sopra la Cina o la Russia o altrove, per questa storia di voler evitare “le violazioni dei diritti umani“?
Chi definisce questa nebulosa “responsabilità nel proteggere“? Washington, naturalmente. C’é una verità nell’etichettatura nella politica internazionale di oggi, sarebbe chiamata “responsabilità nel proteggere gli autodefiniti interessi di Washington.”
Barack Obama ha dichiarato apertamente il sostegno di Washington all’opposizione libica, a poche ore dalla risoluzione delle Nazioni Unite, non lasciando alcun dubbio che il ruolo degli Stati Uniti non è mai stato quello di essere un mediatore di pace neutrale. In una intervista alla CNN in lingua Spagnola a San Salvador, il 23 marzo, Obama ha dichiarato la sua “speranza” che il movimento dell’opposizione in Libia, data la nuova protezione con le aggressioni militari a guida USA, possa organizzarsi per estromettere Gheddafi dal potere. 10 Il cambiamento di regime è il nome del gioco di Washington.
Non sorprendentemente, è anche il nome del gioco della Francia. Il 25 marzo, il presidente francese Sarkozy ha esortato i seguaci di Gheddafi ad abbandonare la sua “strada omicida” e ad unirsi all’opposizione. “Dobbiamo accelerare la decomposizione del sistema e dell’entourage di Gheddafi, dicendo loro che c’è un modo per uscire“, ha detto Sarkozy. “Coloro che abbandonano Gheddafi nella sua folle e omicida strada, possono prendere parte alla ricostruzione di una nuova, democratica Libia.
La risoluzione sulla No Fly delle Nazioni Unite è molto più ampia di quella riportata dai media. Si tratta di una dichiarazione, de facto di guerra militare, economiche e finanziarie contro uno stato sovrano e un legittimo governo in carica. In aggiunta alle autorizzazioni alla No Fly Zone, la risoluzione delle Nazioni Unite istituisce un “divieto di tutti i voli nello spazio aereo della Libia, al fine di contribuire a proteggere i civili”, molto più dei voli “umanitari” e avallati dalle Nazioni Unite e dalla Lega Araba.
E ordina agli gli Stati membri delle Nazioni Unite di fermare il decollo, l’atterraggio o il sorvolo del proprio territorio di qualsiasi aeromobile di proprietà, gestito o registrato in Libia, senza la previa approvazione di un comitato di sorveglianza delle sanzioni delle Nazioni Unite. Esso consente agli Stati membri “di ispezionare nel proprio territorio, compresi gli aeroporti e porti marittimi, e in alto mare, navi e aeromobili diretti da o verso la Libia“, se un paese ha “ragionevoli motivi” per ritenere che contengano prodotti militari o mercenari armati.
Per mettere l’ultimo chiodo sulla bara libica, si bloccano i beni di cinque istituti finanziari: Banca centrale della Libia, Libyan Investment Authority, Libyan Foreign Bank, Libyan Africa Investment Portfoilio, e Libyan National Oil Corporation.11

La curiosa ‘opposizione’ libica
La cosiddetta opposizione libico, un tale guazzabuglio di politici opportunisti, ex-guerriglieri Mujahideen addestrati dalla CIA, come Abdel Hakim al-Hasidi capo del cosiddetto Gruppo combattente islamico libico, che ammette apertamente di avere stretti legami con al-Qaida, che torna dall’Afghanistan.12 Ciò pone certamente il livello di incredibilità della più bizzarra crociata militare di Washington degli ultimi tempi.
Come pure, l’opposizione include ex alti membri del regime di Gheddafi che hanno visto più verde l’erba dalla parte dell’opposizione sostenuta dagli Stati Uniti, dai francesi e dai britannici, ed efferati tagliagole che, incoraggiato da Washington, Londra o Parigi, annusavano la possibilità di prendere il controllo di uno delle più ricche terra del Pianeta.
La loro “opposizione“, a differenza della Tunisia o altrove, non è mai stata “non violenta“. E’ stata una rivolta armata fin dall’inizio, una guerra di tribù contro tribù, non di insorgenti aspirazioni per la democrazia. Ai paesi membri della NATO è stato detto da Washington di sostenere una banda di tiranni per cacciare un altro, la cui agenda non è conforme con quello che il Pentagono chiama Full Spectrum Dominance.
L'”opposizione” libica, per la maggior parte del mondo, è ancora una vaga immagine della CNN o BBC di giovani che lanciano sassi gridando, verso telecamere ben posizionate, per la “libertà, democrazia“. La realtà è molto diversa. Come George Friedman di Stratfor ha sottolineato, la “rivolta libica è costituita da un gruppo di tribù e di personalità, alcuni all’interno del governo libico, alcuni all’interno dell’esercito e molti altri avversari di lunga data del regime“. E aggiunge: “Sarebbe un enorme errore vedere in ciò che è successo in Libia come una massiccia rivolta liberale e democratica. Il racconto era volto a finzionare n molti paesi, ma in Libia, si rompe completamente.” 13
Ne emerge che la principale opposizione a Gheddafi viene da due organizzazioni molto curiose, il Fronte Nazionale per la Salvezza della Libia e un gruppo bizzarro che si fa chiamare l’Emirato islamico di Barqa, l’antico nome della parte nord-occidentale della Libia. La sua leadership sostiene che il gruppo è composto di ex-combattenti di al-Qaida, in precedenza rilasciati dalla prigione. Il loro record di spargimenti di sangue è impressionante ad oggi.
Il principale gruppo d’opposizione in Libia è, oggi, il Fronte Nazionale per la Salvezza della Libia, che sarebbe finanziato dall’Arabia Saudita, dalla CIA e dall’intelligence francese. Si sono uniti con altri gruppi di opposizione per diventare la Conferenza Nazionale per l’opposizione libica. E’ stata questa organizzazione che ha indetto la “Giornata della rabbia“, che ha fatto precipitare nel caos la Libia il 17 febbraio. 14
La figura chiave del Fronte Nazionale per la Salvezza della Libia è tale Ibrahim Sahad che abbastanza convenientemente vive a Washington. Secondo gli archivi della Biblioteca del Congresso, Sahad è lo stesso uomo che la CIA ha usato nel sua tentato fallito colpo di stato in Libia nel 1984. La Biblioteca del Congresso conferma che la CIA ha addestrato e sostenuto la NFSL sia prima che dopo, il fallito colpo di stato.
L’11 marzo il governo francese divenne la prima nazione a riconoscere il Fronte Nazionale per la Salvezza (sic) della Libia, che ora opera sotto la copertura amorfa di un gruppo di coordinamento che si fa chiamare Consiglio nazionale di transizione libico, che è poco più che il vecchio NFSL, un gruppo finanziato per anni da sauditi, francesi e dalla CIA. 15
Il preteso nuovo gruppo di coordinamento del Consiglio di transizione è poco più del vecchio FSNL – un gruppo non eletto di vecchi affaristi monarchici esuli e disertori da Gheddafi che ora annusano la possibilità di afferrare un pezzo di della torta gigante del petrolio, e hanno il sostegno della CIA, dell’Arabia Saudita, e dei francesi, per arrivare ai loro sogni di gloria. Questi sono quelli per conto del quale la NATO sta ora combattendo.
Il Consiglio nazionale di transizione della Repubblica libica, guidata da Mustafa Abdul Jalil, ha sede a Bengasi e controlla la maggior parte della metà orientale del paese. Francia e Portogallo hanno finora riconosciuto ufficialmente il Consiglio in qualità di unico “rappresentante legittimo” della Libia.
Il Consiglio nazionale di transizione comprende anche l’ex insider del regime di Gheddafi, ex-ministro della Giustizia libico, Mustafa Abdel-Jalil e l’ex ministro degli Interni, generale Abdel Fattah Younis, che disertò in precedenza dal regime di Gheddafi. Hanno ottenuto il supporto da Washington e altri governi occidentali, subito dopo la loro formazione. Vogliono per montare una offensiva armata contro le zone a ovest controllate dal governo, per rovesciare Gheddafi. Ciò non è affatto una innocente spontanea rivolta democratica stile Twitter, anche se le rivolte in Tunisia ed Egitto, e altrove, sono state tutt’altro che spontanee.16
Ai primi di marzo il Consiglio di transizione ha inviato i loro de facto ministri degli Esteri Ali al-Essawi e Abdel Jalil, cliente di Mahmoud Jebril, a Parigi, dove il governo francese, annusando chiaramente la possibilità di essere all’interno di un futuro regime a Tripoli, ha dato il primo riconoscimento del Consiglio di transizione come “rappresentante legittimo” del popolo libico.17 Subito dopo, la Francia è diventata il principale sostenitore dell’intervento militare, (ovviamente) guidato dai francesi, in nome dei loro nuovi amici ribelli di Bengasi.
Mentre i francesi sembrano avere un collegamento interna con l’ala diplomatica con la banda dei ribelli tagliagole di Bengasi, i britannici sembrano aver concentrato la loro attenzione sulla fascia militare, dove l’ex ministro degli Interni di Gheddafi, generale Abdel Fattah Younis, sembra essere il loro uomo. Younis è ora al comando di un “esercito” del Consiglio nazionale di transizione 18.
Hillary Clinton ha anche spostato i legami societari degli Stati Uniti sugli insorti. Il 13 marzo ha riferito di aver incontrato al Cairo – ora un posto saldamente agli ordini di un consiglio militare egiziano dipendente dal Pentagono dopo che la gioventù Twitter era servita al loro scopo di deporre Mubarak, con i leader dei ribelli dell’opposizione. Annunciando la riunione, ha dichiarato: “Stiamo raggiungendo l’opposizione dentro e fuori della Libia. Incontrerò alcuni di questi personaggi, sia qui negli Stati Uniti che quando sarò all’estero, la prossima settimana, per discutere di ciò che più gli Stati Uniti e gli altri possono fare“, ha detto. 19
Nella parte occidentale della Libia, l’opposizione è guidata dal secondo gruppo che la Francia ha riconosciuto, qualcosa che si chiama, ambiziosamente, l’Emirato Islamico di Barqa, un antico nome per la parte nord-occidentale del paese. Questo gruppo è stato descritto come un gruppo di “vecchi esuli e disertori dal regime di Gheddafi… che sventolano la bandiera monarchica vecchio re Idris.” 20 Non esattamente un movimento giovanile rivoluzionario tipo Twitter, dalle aspirazioni di tipo generazionale.

Conclusioni
Nel momento in cui scriviamo, ciò che è chiaro è che molto di più è in gioco per Washington e la sua “coalizione dei non volenterosi”, nel lanciare una nuova guerra alla Libia, di quanto chiunque altro possa ammettere. Se questo segna i primi colpi in una nuova guerra mondiale, o se i vari governi all’interno e all’esterno della NATO, hanno la forza di resistere alla forza di persuasione degli apparati di guerra del Pentagono, non è chiaro. Ciò che è chiaro, è che i recenti avvenimenti sono iniziati in Tunisia alla fine del 2010, ma sono parte di una grande e sempre più disperata strategia colossale di “distruzione creativa” orchestrata dagli USA. Ad oggi, è stato tutt’altro che creativo per coloro che vivono nella regione interessata.


Note:
1 David Rothscum, The World Cheers as the CIA Plunges Libya Into Chaos, Global Research, 2 marzo 2011.
2 Ibid.
3 Richard Falk, Kicking the intervention habit: Should talks of intervention in Libya turn into action, it would be illegal, immoral and hypocritical, 10 marzo 2011.
4 Ibid.
5 MK Bhadrakumar, America’s man in Egypt Amr Moussa pushes No Fly Zone call through Arab League with Saudi help but African Union rejects it, Asia Times, 15 marzo 2011.
6 Ibid.
7 Daily Mail Reporter, Germans pull forces out of NATO as Libyan coalition falls apart, London Daily Mail, 23 marzo 2011.
8 David Rockefeller, Memoirs, New York, Random House, 2002, p. 405.
9 F. William Engdahl, Egypt’s Revolution: Creative Destruction for a ‘Greater Middle East’?, 5 febbraio 2011.
10 CNN Wire Staff, Obama hopes resurgent Libyan opposition can topple Gadhafi, CNN, 23 marzo 2011.
11 UN security council resolution 1973 (2011) on Libya, The Guardian, 17 marzo 2011.
12 Praveen Swami, et al, Libyan rebel commander admits his fighters have al-Qaeda links, The Telegraph, London, 26 marzo 2011.
13 George Friedman, Libya, the West and the Narrative of Democracy, Stratfor, 21 marzo 2011.
14 David Rothscum, op cit.
15 Ibid.
16 Anthony Shadid and Kareem Fahim, Opposition in Libya Struggles to Form a United Front, The New York Times, 8 marzo 2011.
17 Stratfor, Libya’s Opposition Leadership Comes into Focus, 20 marzo 2011.
18 Ibid.
19 Robert Dreyfus, Will the World Recognize the Libyan Opposition?, The Nation, 10 marzo 2011.
20 Matt Checker, Reasons against “intervention” in Libya

Fonte: http://aurorasito.wordpress.com/2011/03/28/distruzione-creativa-la-libia-nel-progetto-del-grande-medio-oriente-di-washington/

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