Morto leader ribelli libici?

Il “traditore Jalil”, leader dei ribelli Libici, dato per morto a Bengasi

Mathaba 24/04/2011 – Traduzione di Alessandro Lattanzio

Il capo dei rinnegati traditori, Mustafa Abdul “Jalil” sarebbe stato ucciso ieri nella città di Bengasi. I rinnegati, un mix di mafiosi scafisti, trafficanti di esseri umani, macchine per la raccolta di organi, tossicodipendenti, membri di Al-CIA da Algeria, Tunisia ed Egitto, il Gruppo combattente islamico libico, ed altri criminali che sono stati liberati in massa dalle carceri di Bengasi e armati dagli operativi di USA, britannici, olandesi e francesi.
L’evidenza dimostra che agenti dei servizi segreti militari stranieri erano già presenti sul terreno prima dell’avvio della “rivolta” il 17 febbraio, e dai metodi utilizzati, già provati, ma fallimentari, in Venezuela, Tailandia e Iran, vale a dire cecchini che sparano in testa ai civili, per provocare la rabbia dell’opinione pubblica. Dopo aver armato i criminali, hanno assaltato e occupato alcuni edifici di Bengasi, e sequestrato circa 7.000 cittadini della seconda città della Libia, cogliendo le autorità locali di sorpresa.
Molte delle persone rapite, tra cui lavoratori stranieri africani, in questo importante punto di transito tra l’Africa e l’Europa del traffico di esseri umani, furono esibiti di fronte a giornalisti occidentali, che rimasero in silenzio davanti alle gravi violazioni dei diritti umani cui  hanno assistito, anche se hanno riferito di esserne rimasti disgustati.
“Jalil“, ex ministro della Giustizia (segretario del Comitato generale per la giustizia), insieme a diverso altro personale governativo e militare, oltre che diplomatico, si è unito a “ribelli” per una serie di motivi. Alcuni sono stati spinti dalle promesse di potere, altri da promessi sulla protezione dai procedimenti giudiziari o dall’esenzione dai crimini, e altri ancora sono stati minacciati da telefonate e messaggi SMS o spinti dall’onda di disinformazione dei media satellitari delle dittature del Golfo arabo.
Jalil è stato scelto dai criminali traditori per dare un volto rispettabile, per via del suo disprezzo per il padre fondatore della Jamahiriya, Mu’ammar al-Gheddafi, che non detiene alcun potere all’interno del governo, ma ha un massiccio sostegno pubblico per via del suo ruolo di leader  storico, dopo aver lasciato di sua iniziativa il potere rivoluzionario nel 1977.
In una dimostrazione, nella prima mattina a Bengasi, a sostegno di Muammar al-Gheddafi, i manifestanti hanno issato la bandiera verde e hanno marciato sulla Via 20 a Bengasi, nel settore “Quiche” e “Louhichi” nella città di Casablanca.
Un attacco ha avuto luogo in uno degli alberghi in cui vivono gli stranieri, e i rinnegati terroristi criminali ne hanno uccisi molti e rapito un ulteriore numero imprecisato di persone, oltre ai più di 7.000 rapiti finora dal 17 febbraio ad oggi.
La dimostrazione di ieri faceva appello al rispetto dei loro diritti, perché i cittadini erano infuriati per il controllo della loro città da parte di bande criminali e straniere, e la mancanza di una qualsiasi copertura obiettiva della loro condizione, nonostante l’enorme numero di giornalisti dei media stranieri, che sono tutti ospiti nell’hotel che hanno attaccato, ma si sono rifiutati di uscire e darne notizia, perché la città è piena di gangster rilasciati dalle prigioni.
I manifestanti sono usciti dalle loro case per mostrare alla Francia e all’Unione europea che ci sono sostenitori di al-Gheddafi a Bengasi. Intonavano “Viva Al Gheddafi“, “Dio è grande, Libia, e solo Al Gheddafi” e  altri slogan locali, per mostrare il loro rifiuto del regno di terrorismo sceso su di loro da febbraio, e che ora era anche utilizzato dalla NATO come falso pretesto per il suo tentativo di rovesciare il governo democratico popolare della Libia e di cacciare il leader della rivoluzione internazionale, al-Gheddafi.
Ciò è avvenuto dopo che i delinquenti e criminali rinnegati “ribelle” avevano commesso numerosi atti spregevoli, incluso l’assassinio di persone innocenti e di coloro che manifestavano per chiedere a Gheddafi di venire a salvare la loro città, il popolo ha superato il proprio limite di sopportazione, dopo di che i ribelli terroristi hanno aperto il fuoco su di loro, alcuni degli uomini presero le armi e si diressero nel punto in cui il capo dei terroristi si trovava, e semplicemente gli hanno sparato, uccidendolo, dicono le fonti.
Notizie dal disunito Reginio della ex-Gran Bretagna, riportate dalle sue presstitute da comodi alberghi, hanno sostenuto che ciò è una bugia e che il “capo” del cosiddetto “Consiglio di transizione” è vivo e che sarebbe andato in TV “entro un’ora“, ma Mustafa Abdul “Jalel“, il cosiddetto “Abu-Shana“, non c’è andato.
A Tripoli il popolo ballava allegramente e ripeteva “dove sei Abu-Shana”, e ad Al Baida e Dernah, due  altre piccole città vicine a Bengasi, la gente, saputo di ciò, è uscita dalle case chiedendo a Mu’ammar al-Gheddafi di mostrarsi alla TV della Libia, per chiedere l’arrivo dell’esercito governativo per liberare gli innocenti che sono sotto assedio da 2 mesi.
Dernah era stata addirittura dichiarata “Emirato islamico” da elementi malati di mente, fuggìti da istituti di salute mentale, che hanno cominciato a consumare droga fornita gratuitamente dagli israeliani. Con la liberazione di criminali, psicopatici e altre persone pericolose, dagli ospedali e nelle carceri, crimini efferati sono stati segnalati in tutto le aree controllate dai ribelli, incluso lo stupro di bambini e decapitazioni.

Mathaba 24/04/2011
Traduzione di Alessandro Lattanzio
http://aurorasito.wordpress.com/2011/04/25/il-traditore-jalil-leader-dei-ribelli-libici-dato-per-morto-a-bengasi/

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