Israele galleggia sul petrolio?


Israele, nel bacino di Sgfela il secondo giacimento al mondo

19 giugno 2011 – Pubblicato da

Riporto di seguito la notizia secondo cui Israele galleggerebbe letteralmente su una tale quantità di petrolio da fare venire i brividi anche all’Arabia Saudita: per l’esattezza, 250 miliardi di barili, attestandosi come secondo produttore al mondo.

Lo sccop è riportato dal sito francese Drizz e l’autore è Jean-Patrick Grumberg. Secondo l’autore le indiscrezioni, mai ammesse, sarebbero confermate da alcuni elemnti:

-a) Il World Energy Council, in Gran Brtagna, in un primo tempo ha annunciato, novembre 2010, che le riserve di petrolio scoperte in Israele ammontassero 4 miliardi di barili. Nessun mezzo di comunicazione ne ha dato notizia.

– b) Tale cifra è stata riconteggiata a fine 2010 dal Symposium della scuola trivellazioni del Colorado, dal prof. Yuval Bartov, capo geologo responsabile del settore energia del governo israeliano, fino ad arrivare a  250 miliardi di barili (l’Arabia ne ha 260). Esperti ed analisti indipendenti, invitati a studiare i dati, hanno confermato.

– c) A fine marzo 2011, la rivista Energy Tribune riferisce le proposte del responsabile della Shell Harold Vinegar che conferma che la cifra provata che Israele può estrarre è almeno di 250 mld di barili e che il giacimento copre una superficie di 234 kmq situato nel bacino di Shfeila, al centro del Paese.

– d) Howard Jonas, imprenditore e grande finanziatore di opere israeliane, nel 2008 ha ottenuto una licenza di sfruttamento. Il magnate Rupert Murdoch e Lord Jacob Rothschild, dell’omonima banca, sono tra i primi investitori della IEI (Israël Energy Initiative) che il sindacato di difesa dell’ambiente israeliano ha portato in tribunale per impedire l’estrazione petrolifera. Le azioni di IDT, società madre di IEI, sono passate da 66 cent a 20 dollari in un anno.

-e) Secondo le ultime valutazioni le estrazioni cominceranno tra otto anni.

-f) Le compagnie petrolifere che estraggono nei Paesi arabi hanno tutte rifiutato di interessarsi a questo giacimento israeliano perché i Paesi dell’Opec hanno minacciato di tagliare i trasferimenti e inoltre perché prima dei recenti avanzamenti tecnologici i costi di estrazioni sarebbero stati troppo elevati.

I conflitti in Medio Oriente ha dunque, come tutti sappiamo, un obiettivo economico, prima che geopolitico. E il velo di Maya che cade sulla speculazione dei grandi cartelli petroliferi, dà la misura di quanto poco noi ne sappiamo. E di quante bugie ci vengano raccontate.

L’oro nero sarebbe una formidabile arma non convenzionale che costituirebbe la vera riserva aurea per il popolo della diaspora. Chissà da quanto tempo lo sanno. E chissà che stravolgimenti ci saranno nei prossimi anni.

http://gignosco.wordpress.com/2011/06/19/israele-galleggia-sul-petrolio/#more-632

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