Coloni in case nuove, palestinesi nelle grotte

 

L’occupazione coloniale israeliana costringe 60 famiglie a viviere in grotte a sud di Hebron

Fadi Shirak – 20.06.2011
(corrispondente per TerraSantaLibera dalla Palestina occupata)

Hebron, 20 giugno 2011 – Dopo essere arrivato l’essere umano a costruire case fino al cielo (i grattacieli), ecco che 60 persone circa, donne, bambini e anziani, sono costretti di vivere in “grotte” e cave naturali, dopo essere stati svegliati alle sei del mattino dal fragore dei bulldozer che stavano distruggendo le loro tende nel loro villaggio, “Kherbet-Beer-Ad”, ad est della città di Yatta, a sud di Hebron.

“Abbiamo ottenuto un ordine da parte della Corte di giustizia israeliana per tornare alla nostra terra due anni fa, quindi abbiamo creato otto tende, ma ci hanno costretto oggi a allogiare nelle grotte dopo la demolizione delle nostre tende.” Dice questo Ziad Muhammad Yunus Makhamra, un residente del Khirbet.

Egli Makhamra in un’intervista telefonica da Hebron ha aggiunto: “avevamo nel passato oltre 2000 ettari, coltivati a grano e orzo, e gli animali pascolavamo in ampi spazi aperti, ma le forze di occupazione, che hanno preso il controllo del nostro territorio con la forza, ci hanno sottratto circa 20 ettari di terreno agricolo e da pascolo, impedendoci l’accesso alla nostra terra con il pretesto che è una zona militare chiusa”.

Egli ha aggiunto: “I soldati israeliani hanno espropriato il nostro territorio e l’hanno conceduto ai coloni per costruire un insediamento, “Mzba Yair”, e hanno permesso ai coloni di costruire case di pietre e mattoni, mentre ci minacciavano di distruggere ogni tenda che avremmo costruito sul nostro territorio: che corte di giustizia sarebbe questa, e di quale giustizia parlano? Otteniamo la decisione della Corte per tornare alla nostra terra, e le forze di occupazione ci espellono e ci impediscono di rientrare nei nostri territori”

Osman Al Jabareen, coordinatore del commitato di Masafer Yatta, dove questa violazione si sta attuando: “Gli abitanti di Kherbet-Beer-Ad contano sul loro sostentamento tramite l’allevamento del bestiame, ma l’amministrazione civile israeliana ha deportato le persone dalle loro case nel 1999, per poi tornare ad imporre misure cautelari e segregazioniste”.

Ha aggiunto che l’occupazione dal 2001 impedisce loro di tornare alle loro case attraverso l’unica strada che conduce ad esse, con il pretesto di mantenere la sicurezza della colonia, per costringere la gente ad abbandonare la propria pluriennale proprietà e tradizione di vita.

Al Jabareen ha sottolineato gli aspetti della sofferrenza della popolaziona a causa degli attacchi dei coloni, e delle misure restrittive alla loro libertà elementaridi causate dall’occupazione, dove neppure i pastori sono liberi di usare la propria terra per pascolare il loro bestiame.

Nel frattempo, un squadra del Comitato Internazionale della Croce Rossa è intervenuta in quella regione nel tentativo di fornire assistenza alla popolazione.

La portavoce nel comune di Yatta, Abdul Aziz Abu, denuncia la violazione e distruzione della proprietà delle tende appartenenti a quattro famiglie: Jibrin Musa Rub’i, Mohammad Ahmad Salama, Ibrahim Ismail Aladrh, Ziad Muhammad Yunus Maghamra.

Al momento in cui scriviamo queste famiglie, tra cui donne, bambini e anziani anche malati, sono costrette a ripararsi dalle intemperie, per poter avere un tetto e dormire protette, all’interno di grotte naturali ai piedi delle colline circostanti: quelle, a meno che l’esercito israeliano o i coloni non le facciano saltare con la dinamite, non possono essere, per ora, demolite.

Fadi Shirak, 20.06.2011

 

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