Ingannati: Fin dai tempi della scuola – Segnalazione libraria

Intervista ad Alberto Medici, autore di “Ingannati. Fin dai tempi della scuola”, a cura di Enrico Galoppini

Cominciamo subito con un’avvertenza: chi è convinto di vivere nel “migliore dei mondi possibili”, lasci pure perdere. Sì, perché gli argomenti del libro di cui parleremo con l’autore, Alberto Medici, sono destinati, per il modo in cui vengono trattati, a chi qualche serio dubbio sulla realtà che lo circonda e la vita che conduce se l’è posto…

Perché vi consiglio vivamente l’acquisto e la lettura di questo libro, magari per Natale?

1) È scritto con un linguaggio semplice, alla portata di tutti, ma affronta argomenti della massima importanza perché riguardano le vite di tutti noi “gente normale”: quindi è un libro da far girare anche tra amici e parenti che si sono, come si dice, “ammoscati”… ma che ancora fanno fatica a “ricomporre i pezzi del puzzle”.

2) Ma l’importanza di questo libro sta soprattutto nell’indicare una “via d’uscita”… Perché può accadere che dopo aver troppo “saputo”, si sia colti da un senso di “disperazione/frustrazione” che viene dalla constatazione che siamo “ingannati” praticamente su tutto! L’autore ci dice esplicitamente, con pochi ma chiari riferimenti alle fonti della sua fede cattolica[1], che non ha senso – per non dire che è addirittura autolesionistico – “controinformarsi” ad oltranza se poi si deve rimanere “arrabbiati” o “frustrati”…
Informarsi, quindi, è il primo passo per “svegliarsi” e “vivere liberi”.

3) La lettura di “Ingannati” serve inoltre a comprendere che tutto quel che ci provoca di volta in volta un moto di disgusto e repulsione (politica, economia, sanità, media ecc.), produce quest’effetto perché la nostra natura profonda è “divina”; pertanto il nostro essere – non il piccolo “io” egoistico autore di questi ed altri disastri – ci dice che tutto ciò è un “delitto”, un “crimine”, un “tradimento” verso il Creatore che così generosamente ci ha messo a disposizione un mondo “perfetto” che invece solo l’ingratitudine umana crede sempre “perfettibile”… Il finale, scopritelo voi… il libro si chiude tirando le somme dei vari “inganni”, ed esortando a scoprirne anche altri, indicando qual è il “grande inganno” che compendia tutti gli altri…

Il mio consiglio, adesso, ve l’ho dato. Se pensate che non valga la pena spendere 15 euro (spedizione compresa) per un libro così importante e scritto veramente col cuore come raramente capita di leggere… tenetevi Vespa, Floris, Annunziata, Repubblica, Corriere, Tg1, Tg5, La7 ecc. ecc.

Ed ora passiamo a porre alcune domande ad Alberto Medici.

*

Anche se affronta la questione all’inizio del Suo libro, reputo comunque importante far già sapere ai lettori di Europeanphoenix qual è stata la scintilla che ha causato il primo “risveglio”, propedeutico a tutti gli altri… Per Sua stessa ammissione, fino ad un certo momento Lei era un convinto estimatore del “libero mercato”, degli Stati Uniti come “paradiso delle libertà” eccetera. Questa posizione, d’altra parte, non è poi così rara anche tra i cattolici più o meno “tradizionalisti”[2], il che appare quantomeno contraddittorio, poiché l’America come ideocrazia realizzata è la negazione pura e semplice del progetto divino per l’uomo, fatto “a Sua immagine”…

Già. Premetto che per me il cambiamento è stato radicale, un dietrofront di 180 gradi esatti. Ricordo una discussione, di una decina d’anni fa, con due amici arabi, vicini di casa (uno cristiano e l’altro musulmano) sul primato di Israele (“unica democrazia del Medio Oriente”), sulla malvagità (sostenevo io) dei “terroristi kamikaze”…

Sono cresciuto in ambiente borghese del tradizionale (e ricco) Nordest, normale difendere lo status quo che permetteva certi vantaggi! La crepa nel muro è cominciata con l’11 Settembre. All’inizio ho avuto le stesse reazioni di tutti: sdegno, rabbia, indignazione, anche un malcelato sentimento di vendetta. Poi però, a distanza di un anno circa, le prime tesi “alternative” mi sembravano così impossibili che, animato da pragmatico spirito scientifico, da ingegnere, ho cominciato ad analizzare queste teorie e ho scoperto che è molto più “complottista” e assurda la versione ufficiale, per giustificare la quale bisogna modificare le leggi della fisica e riscrivere il calcolo delle probabilità che non le ipotesi, ormai sempre più condivise (anche se la TV e i giornali non ce lo dicono), che sostengono si tratti di un auto attentato. E aggiungo, proprio il fatto che il governo USA, o almeno una parte di esso, ne sia direttamente implicato, rende impossibile a molti andare avanti nella ricerca della Verità. Ho un’amica molto intelligente che però non è riuscita a leggerlo: mi ha confidato, candidamente, che lei, essendo di CL, non riesce a modificare l’immagine degli Usa come di un modello per tutti i popoli della terra!


Anch’io ho potuto constatare casi simili… Che dire, verrà il momento in cui inizierà a svegliarsi, e se non lo farà, peggio per lei, ma anche per noi, perché questo sistema si regge su una necessaria base di consenso (anche negli Usa, l’oligarchia del denaro per eccellenza, hanno bisogno di un 50% di gente che va a votare e che perciò “condivide” i valori del sistema). Tale “consenso” è quindi da intendersi non solo in  senso strettamente “politico”, ma valoriale: “libertà”, “democrazia”, “diritti umani”, “parità” … con ‘necessaria’ – ma illusoria! – esclusione di Dio. Comunque, sono convinto del fatto che sempre più persone – al di là del “muro di gomma” eretto dall’oligopolio mediatico  – comincino a rendersi conto, magari confusamente, del fatto che “qualcosa non quadra”. Di solito, “tutto quadra” fintanto che uno è fondamentalmente soddisfatto della vita che conduce, ma questo modello edonistico, materialistico e, diciamolo francamente, ateo perché deve postulare l’assenza di Dio con tutto quel che ne consegue a partire dalla degradazione della concezione dell’uomo, comincia ad andare stretto a molte più persone di quanto non si creda, ma che al momento non hanno “voce” (nel senso che tv e giornali fan finta di nulla oppure deviano la “critica” su obiettivi di comodo), né sono rappresentate politicamente (i cambiamenti, una volta capito cosa “non va”, vanno operati ‘dal palazzo’, non ‘fuori dal palazzo’). Bisogna probabilmente ammettere che se esiste una coerenza del “mondo moderno”, fondato sulla negazione di Dio e della possibilità che esso intervenga nel mondo per il bene degli uomini, non esiste ancora un “discorso” coerente come quello dominante, e per questo non esiste neppure un’alternativa “politica”. Dobbiamo quindi rassegnarci alla cosiddetta “controinformazione”, ad “indignarci” sempre di più, oppure essa è da prendere solo un ‘trampolino di lancio’ verso un ben più profondo “risveglio”?

L’informazione è il primo, importantissimo passo. Siamo così pigri proprio perché disinformati; nel momento in cui prenderemo coscienza, tutto crollerà come un castello di carte. Per questo il controllo sui mezzi di informazione è così importante, e per questo stanno cercando – senza riuscirci – di porre dei limiti ad internet. Dobbiamo però evitare la tentazione di pensare che esista chi ci toglie le castagne dal fuoco: dobbiamo rimboccarci le maniche e lottare per riappropriarci dei nostri spazi; l’unica vera soluzione sarà riportare il potere amministrativo, fiscale, sociale, scolastico, in periferia, in comunità piccole che prevedano la partecipazione della gente alla gestione della cosa pubblica.

Riguardo al “tutto quadra finché è mediamente soddisfatto”: sono d’accordo, il che ci porta a due considerazioni. Primo, non tutte le crisi vengono per nuocere. Se ogni tanto una sberla (malattia, crisi, ecc.) serve a svegliare cristiani addormentati, ben vengano anche queste correzioni “amorevoli”; meglio perdere un braccio o un occhio, che non perire completamente nel fuoco eterno. Secondo, chi ci controlla, deve stare molto attento a tenerci in una situazione intermedia, ibrida: né sereni, pacifici, perché se non abbiamo paura e siamo senza preoccupazioni non siamo controllabili; ma neanche disperati, perché a quel punto, senza più niente da perdere, saremmo disposti a fare la rivoluzione. Per questo ci devono far vedere un futuro sempre più cupo, sempre più disastroso a condizione che non facciamo come dicono loro. Ma sanno bene che non possono mettere in pratica queste minacce, perché alla fine perderebbero il controllo.


Sempre a proposito di coerenza del “discorso” dominante, una cosa che emerge chiaramente dal Suo libro è che i singoli “inganni”, di cui ha operato solo una ‘selezione’, hanno come un fil rouge che li lega tutti. Insomma, le “versione ufficiali” sull’11 settembre, sulla truffa monetaria, sulle scie chimiche, sulla medicina moderna, sull’informazione ecc. sono come tanti tasselli di un coerente “grande inganno”, e ciascun tassello, come quelli di un puzzle, rende saldo anche gli altri. Lei crede che smontando i singoli “inganni” si possa sperare di far cadere tutta l’impalcatura?

Questo è esattamente il motivo per cui ho scritto il libro. Mentre per le singole tematiche (va bene, chiamiamoli “complotti”!) si trova moltissima documentazione in rete, mi mancava questa visione d’insieme. Mi sono posto anch’io la domanda, quando ho pensato alla copertina del libro, su quale potesse essere l’elemento dominante, il punto di accesso per scardinare il sistema: e la risposta naturale è stata mettere al centro di tutto il denaro. Senza il meccanismo di creazione di denaro ex nihilo, tutto il resto non starebbe in piedi, per cui credo che quello sia veramente il cuore del problema, l’archetipo dell’inganno, la madre di tutte le macchinazioni contro l’Uomo. Anche Gesù, che traspirava amore per tutti, pubblicani, prostitute, Gesù che sofferente in croce chiese al Padre il perdono per i suoi aguzzini, di fronte ai cambiavalute si scatenò come una furia. Sapeva e vedeva gli immensi danni che, nel corso dei secoli, i creatori di moneta avrebbero causato ad intere popolazioni, rendendole schiave, facendole morire di fame, inducendo al suicidio, alla disperazione. Ecco, togliendo valore al denaro si spunterebbero moltissimo le armi dell’avversario.

Per “togliere valore” al denaro esistono due possibilità: la prima, che però è per forza di cose frutto di una scelta individuale profondamente meditata ed ispirata, è quella di “vivere come S. Francesco”; ma, sottolineo, è una scelta individuale perché rinunciare a tutto, a tutti i legami, compresi quelli con le cose (paradossalmente i più difficili da sciogliere), è una decisione che non può essere imposta “per decreto”, dallo Stato (il che è stata la follia dei sistemi “comunisti”, nei quali, partendo da una constatazione giusta, da un anelito sano, a causa della mancanza di riferimenti trascendenti rettamente orientati si finiva per instaurare un sistema vissuto dai più come un’imposizione intollerabile). L’altro modo per “togliere valore” al denaro è quello di operare un drastico cambiamento, questa volta dall’alto, della politica monetaria, riportando allo Stato, ovvero la comunità, la proprietà della moneta, ricondotta alla primigenia funzione di mezzo di scambio: non più moneta-debito creata dal nulla per indebitare intere comunità e perciò controllarle sempre più pervasivamente.

Tornando a Gesù e alla cacciata dei cambiavalute dal Tempio, direi che si tratta di un’osservazione opportuna, perché tra l’altro ci ricorda che i “sacerdoti”, che davano protezione ai cambiavalute che strozzavano il popolo, sono i riproduttori dell’ideologia dominante, e mutatis mutandis troviamo oggi dei “professori”, i ‘sacerdoti’ di quest’era di ateismo di fatto (addirittura più pericoloso di quello imposto), a braccetto coi banchieri e i “signori del denaro”. Nel Suo libro, però, Lei non lesina critiche a quella maggioranza di cattolici che per un motivo o per l’altro non vogliono trarre le necessarie conseguenze da quell’insegnamento di Gesù…

Non lesino critiche? Allora devo correggere, mi dica dove! Scherzo, però se ho dato l’impressione di criticare qualcuno vorrei subito ribadire: non l’ho fatto apposta! Ognuno è figlio di una storia personale, che solo lui (e forse neanche) conosce: e non possiamo permetterci di giudicare; anche i casi peggiori sono spesso effetti di torti, violenze subite o mancanze d’amore, magari durante l’infanzia.

Volevo però ritornare all’esordio di questa domanda: Lei vede solo due alternative possibili, o una scelta radicale alla San Francesco o una soluzione “dall’alto”, politica. Credo invece che esista una terza via, più morbida e percorribile da tutti (e se non ricordo male l’ho anche indicata nell’appendice “Papillon”): la scelta di vivere ogni giorno un po’ di più una vita distaccata dalle cose, regalando un po’ di noi stessi e del nostro tempo agli altri, contribuendo a creare una rete di solidarietà, amicizia, condivisione che per sua stessa natura diventa contagiosa.  San Francesco è bellissimo, ma proporre un tale modello rischia di spaventare e ottenere l’effetto contrario; invece a piccoli passi, un po’ alla volta, impareremo a rinunciare a tutto, compresa la nostra stessa vita; ma, ripeto, un po’ alla volta. Chi ha dei figli sa che per farli camminare in montagna, specialmente quando sono piccoli, bisogna distrarli, dare dei motivi di attenzione che non facciano vedere la distanza da percorrere. E così, dopo 3-4 ore, si scopre che si è fatto un grande percorso, un grande dislivello, che se fosse stato proposto all’inizio avrebbe ottenuto un secco rifiuto. Dio non ci chiede opere titaniche, eroiche: se cominciamo a seguirlo, ripeto, arriveremo a dare tutto, e ci sembrerà naturale – e facile – fare così.
Concordo con le Sue conclusioni, che trovo “sagge” e dettate da modestia; chi ha capito un minimo “come va il mondo”, questo mondo ormai “alla fine”, più che rincorrere chimeriche “rivoluzioni” cerca nel suo piccolo d’impostare la vita in quel modo, superando i limiti del proprio “io” e affrontando ogni cosa con “distacco” (“essere nel mondo ma non essere del mondo”), perché volenti o nolenti siamo solo “di passaggio”… Eppure, ciò malgrado, cerchiamo sempre di tenerci “informati”… ma devo dire che il disgusto e, soprattutto, la sensazione che a forza di guardare nel “buco nero” si diventi… il buco nero stesso, mi sta progressivamente assalendo. Non a caso, nel finale del libro, quando dà alcuni spunti per una “via d’uscita”, Lei scrive che il primo passo necessario è quello di eliminare la televisione (in questo è in buona compagnia, perché anche Massimo Fini, che pure non parte da una base culturale cattolica, è giunto alla medesima conclusione).

Tutte queste brutture, questi scandali, queste mostruosità di cui si viene a sapere soprattutto attraverso i tg (un vero concentrato di manipolazione e di ansie inoculate), alla fine ci restano dentro e non ci fanno vedere… la bellezza: “Dio è bello e ama la bellezza”, si dice nella tradizione islamica… Ad un certo punto non sarebbe meglio, più “utile” e costruttivo, più in sintonia con la ricerca di un autentico Risveglio, “non sapere più nulla”? Il passo evangelico “Conoscerete la Verità e la Verità vi farà liberi” ricorre periodicamente nelle pagine di “Ingannati”: la Verità con la “V” maiuscola non è la sommatoria delle singole “verità” sul signoraggio, l’11 settembre, la truffa dei farmaci ecc., eppure, se ho capito bene, Lei ritiene che conoscere queste singole “verità”, svelare a se stessi questi singoli “inganni”, può rappresentare la fase propedeutica, il trampolino di lancio – per un uomo immerso completamente in questo sistema e nelle sue “convenzioni” – verso un ben più sostanziale e permanente “Risveglio”… Ed inoltre, più persone perdono la “fiducia” in questo sistema, più acceleriamo la sua fine.

Non sapere più nulla? Non escludo che per qualcuno questa possa essere una strada. Ma una volta che si è sollevato il velo, per noi che abbiamo cominciato a capire il gioco del falsario, bisogna andare avanti fino in fondo. E qual è il gioco del Falsario? Qual è il più grande successo dell’invidioso, rabbioso dell’Amore che il Creatore ha per la Sua creatura fatta a Sua immagine e somiglianza? Il capolavoro di Satana: indurre l’uomo al male, e far sì che ne venga data la colpa a Dio.

Qui ritorniamo al titolo, che se da una parte vuole essere un richiamo al risveglio, dall’altra può costituire anche una attenuante. Perché attenuante? Perché è proprio grazie all’inganno che tanti vivono una vita povera, triste, scialba; è perché sono continuamente ingannati, e non sanno che vivono nella paura, paura della malattia, paura del prossimo; che spendono fortune per i medicinali, che si fidano di chi li tradisce; è grazie all’inganno che non si ribellano se gli viene chiesto di andare in guerra ad ammazzare; è grazie all’inganno che accettano di pagare le tasse per uno stato che, con quei soldi, uccide 100.000 bambini ogni anno, gratuitamente; è perché sono stati ingannati e non hanno conosciuto l’Amore e la bellezza di una vita come Dio l’aveva pensata che cercano sicurezze nel denaro, nel potere; è perché non sono stati amati a sufficienza che praticano il sesso usa-e-getta, come si fa coi fazzoletti di carta, e potremmo continuare…

Insomma, non voglio certo giustificare, però conoscendo questa gigantesca macchinazione si può comprendere meglio come mai tanta gente, stanca, scoraggiata, si gira dall’altra parte, non vuol sapere, e quel poco di tempo libero rimasto dagli impegni per arrivare a fine mese lo passa ad auto-indottrinarsi di fronte alla TV. E noi, nel nostro piccolo, urliamo ai nostri fratelli tutti i giorni affinché qualcuno, prima o poi, si volti e, incuriosito, cominci ad ascoltarci.


[1] Medici si rivolge comunque esplicitamente anche agli “amici musulmani”, agli “amici non credenti” ecc.; a tutti, insomma, perché siamo tutti “figli dello stesso Cielo”…

[2] Il cattolicesimo “tradizionalista”, se così può essere definito, è quello che si attiene fedelmente al magistero della Chiesa, senza concessioni al cosiddetto “pensiero moderno” influenzato dalle varie ‘filosofie’ (tecnicamente degli “errori”). All’interno di questa tendenza esistono delle differenze, addirittura delle divergenze (fino al punto limite di coloro che reputano il “seggio di Pietro” attualmente vacante), pertanto su questioni quali il “libero mercato”, l’islamofobia, l’11 settembre ecc. si possono trovare posizioni variegate. Invece, i cattolici “progressisti”, com’è noto, quando criticano l’America e l’americanismo lo fanno in quanto constatano una divergenza tra le proclamazioni di principio dell’America stessa ed i suoi comportamenti, all’interno e in giro per il mondo. Quindi, in fondo, a loro l’America piace anche dal punto di vista ‘filosofico’ (perché paladina della “democrazia”, “diritti civili” ecc.), e per questo restano costantemente ‘delusi’ da quanto avviene invece nella realtà. Al di là di “tradizionalisti” e “progressisti”, vi è ad ogni modo il vero insegnamento del Cristo, che dovrebbe restare la ‘stella polare’ di ciascun cristiano.

Ricevuto da Europeanphoenix

*

NOTA: la Redazione di TerraSantaLibera non sottoscrive e si dissocia da quanto dichiarato  nelle note [1] e [2], particolarmente da quella su “tradizionalisti” e “progressisiti”.

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