La vera storia di come fu creato israele

La vera storia di come fu creato israele

– Articolo “fuori asse”, di  Alison Weir (CounterPunch & AntiWar.com)

“Le invenzioni del “popolo ebraico”,  della “cattività in Egitto”, dei regni di “israele” o di “giuda”, della “diaspora”, portano ad elaborare mappe del “grande israele” di questo tipo! Fantasie lisergiche, purtroppo sanguinose”. Alison Weir è direttrice di “ If Americans Knew “ (se gli americani sapessero) un organizzazione senza scopi di lucro che si occupa del conflitto israelo-palestinese e della politica estera statunitense nel Medio Oriente.  E’ presidente del Consiglio per gli Interessi Nazionali.

Per meglio comprendere la proposta Palestinese di far parte delle Nazioni Unite, è importante capire il provvedimento originale dell’ONU del 1947 su Israele-Palestina.

La comune rappresentazione della nascita di Israele è che l’ONU creò Israele, che tutto il mondo fosse a favore di questa decisione e che la classe dirigente governativa americana l’abbia sostenuta. Tutte queste supposizioni non sono corrette ed è dimostrabile.

In verità, mentre l’Assemblea Generale dell’ONU suggeriva la creazione di uno stato ebraico in una parte della Palestina,  quel suggerimento non era vincolante e non fu mai attuato dal Consiglio di Sicurezza.

Secondo punto: l’Assemblea Generale fece passare quella proposta solo dopo che i fautori israeliani minacciarono e corruppero vari paesi in modo da accaparrarsi i due terzi di voti richiesti.

Terzo punto: l’amministrazione americana sostenne la proposta senza contare le considerazioni elettorali nazionali, e prese questa posizione nonostante strenue obiezioni del Dipartimento di Stato, della CIA e del Pentagono.

L’approvazione della proposta dell’Assemblea Generale scatenò accese violenze nella regione.

Nei mesi che seguirono, il braccio armato del movimento pro-israeliano, che si stava preparando da tempo alla guerra, perpetrò una serie di massacri e di espulsioni in tutta la Palestina, mettendo in atto un piano per dare il via ad uno stato ebraico maggioritario.

Fu questa aggressione armata e la conseguente pulizia etnica di almeno tre quarti del milione di Palestinesi nativi che creò lo stato ebraico su una terra che era stata per il 95% non ebraica prima dell’immigrazione Sionista e che persino dopo anni da questa immigrazione rimase al 70% non ebraica.

E nonostante la superficiale patina di legalità che i suoi sostenitori strapparono dall’Assemblea Generale, Israele nacque sull’opposizione di esperti americani e di governi di tutto il mondo, i quali si opponevano sia per ragioni pragmatiche che morali.

Diamo un’occhiata nello specifico.

QUADRO DELLA RACCOMANDAZIONE ONU SULLA RIPARTIZIONE

Nel 1947 l’ONU prese in carico la questione della Palestina, un territorio che fino ad allora era stato amministrato dalla Gran Bretagna.

Circa 50 anni prima, un movimento politico chiamato Sionismo venne fondato in Europa. La sua intenzione era quella di creare uno stato ebraico in Palestina espellendo tutti gli abitanti musulmani e cattolici che formavano oltre il 95% della popolazione, per sostituirli con immigrati ebrei.

Mentre questo progetto colonialista cresceva negli anni successivi, i nativi Palestinesi reagivano con occasionali scoppi di violenze; i Sionisti se lo aspettavano perché di norma la gente fa resistenza quando viene espulsa dalla propria terra. In numerosi documenti, scritti citati da numerosi storici palestinesi e israeliani, i sionisti discussero la loro strategia: avrebbero fatto incetta della terra finché gli abitanti non se ne fossero andati, oppure, se non se ne andavano, avrebbero usato la violenza per obbligarli.

Quando si accorsero che la terra rilevata rappresentava solo una piccola percentuale del territorio, i Sionisti formarono un certo numero di gruppi terroristici per combattere sia i Palestinesi che gli Inglesi.

Il terrorista e futuro Primo Ministro israeliano Menachem Begin si vantò in seguito che i Sionisti avevano portato il terrorismo sia in Medio Oriente che nel mondo.

Alla fine, nel 1947, gli Inglesi annunciarono che avrebbero messo fine al loro controllo sulla Palestina,  creato tramite la Lega delle Nazioni dopo la Prima Guerra Mondiale, e girando la questione palestinese alle Nazioni Unite.

In quel periodo, l’immigrazione sionista ed il piano di rilevamento della terra aveva aumentato la popolazione ebraica di Palestina al 30% e la proprietà terriera dall’1 al 6%.

Siccome uno dei principi fondamentali dell’ONU era “ l’autodeterminazione dei popoli “, ci si sarebbe aspettato che l’ONU avesse indetto elezioni eque e democratiche dalle quali gli abitanti avrebbero potuto creare il loro proprio stato indipendente.

Invece i Sionisti spinsero per una risoluzione dell’Assemblea Generale nella quale sarebbe stato dato loro uno sproporzionato 55% della Palestina (ciò fu da loro raramente reso pubblico perché il loro piano prevedeva l’appropriarsi in seguito di tutta la restante Palestina).

FUNZIONARI AMERICANI SI OPPONGONO AL PIANO DI RIPARTIZIONE

Il Dipartimento di Stato Americano si oppose strenuamente a questo piano di ripartizione, considerando il Sionismo contrario ai principi fondamentali americani e agli interessi degli Stati Uniti.

L’autore Donald Neff  racconta che Loy Henderson, Direttore dell’Ufficio del Dipartimento di Stato per gli Affari del Vicino e Medio oriente, scrisse una nota al Segretario di Stato, ammonendo:

“ …il sostegno del Governo degli Stati Uniti ad una politica che favorisce l’insediarsi di uno Stato Ebraico in Palestina sarebbe contrario ai desideri di una vasta maggioranza degli abitanti del luogo. Inoltre avrebbe un effetto fortemente contrario agli interessi americani in tutto il Vicino e Medio Oriente…”

Henderson continuava sottolineando:

“….al momento gli Stati Uniti hanno un prestigio morale nel Vicino e Medio Oriente ineguagliato da nessun’altra grande potenza. Noi perderemmo quel prestigio e per molti anni saremmo probabilmente considerati come traditori di quegli alti principi che noi stessi proclamammo durante il periodo bellico

Quando i Sionisti iniziarono a spingere per un piano di ripartizione tramite l’ONU, Henderson consigliò vivamente di non sostenere la loro proposta. Ammonì che una tale ripartizione sarebbe stata messa in atto con la forza e sottolineò che “ non era basata su alcun  principio “.

Scrisse inoltre:

“…la ripartizione garantirebbe che il problema Palestinese resti permanente e ancora più complicato in futuro… “

Henderson fece notare in particolare che:

“…le proposte di ripartizione sono in netto contrasto con i vari principi stabiliti dalla Carta delle Nazioni Unite, nonché con i principi sui quali si basano i concetti di governo americani. Queste proposte, per esempio, ignorano principi come l’autodeterminazione e il governo di maggioranza.

Essi riconoscono il principio di uno state razziale teocratico e in vari casi arrivano persino a discriminare sulla base della religione e della razza….”

Henderson non era certamente da solo a fare queste raccomandazioni. Egli scrisse che queste opinioni non erano soltanto quelle dell’intera Divisione Medio Oriente, ma erano condivise da “ quasi ogni membro del Servizio o Dipartimento Estero che avesse assiduamente lavorato ai problemi medio-orientali “.

Henderson non stava esagerando. Funzionario dopo funzionario e agenzia dopo agenzia si opponevano al Sionismo.

Nel 1947 la CIA riportò che la dirigenza sionista stava perseguendo obiettivi che avrebbe messo in pericolo sia gli Ebrei che “ gli interessi strategici delle potenze occidentali nel Vicino e Medio Oriente “.

 

TRUMAN ADERISCE ALLA LOBBY PRO-ISRAELE

Il Presidente Harry Truman, comunque, ignorò il consiglio. Il consigliere politico di Truman, Clark Clifford, credeva che il voto ebraico e i loro contributi fossero essenziali per vincere le imminenti elezioni presidenziali e che sostenere il piano di ripartizione avrebbe garantito l’appoggio elettorale.

(L’avversario di Truman, Dewey, prese la stessa posizione per ragioni simili).

Il Segretario di Stato di Truman George Marshall, il noto Generale della Seconda Guerra Mondiale ed autore del Piano Marshall, si infuriò nel vedere che considerazioni elettorali prendevano il sopravvento sulle politiche di interesse nazionale. Egli condannò ciò che definiva un “ sotterfugio evidente per guadagnare qualche voto “ , il ché avrebbe causato “ un serio calo della grande dignità dei doveri di Presidente “.

Marshall scrisse che il suggerimento offerto da Clifford “ si basava su considerazioni politiche nazionali, mentre il problema col quale ci confrontavamo era internazionale. Dissi in modo schietto che se il Presidente avesse seguito il consiglio del Sig. Clifford e se avessi dovuto votare alle elezioni, avrei votato contro il Presidente…”

Henry F. Grady, che fu definito “ il soldato diplomatico americano di punta nel periodo critico della Guerra Fredda “, capeggiò una commissione nel 1946 che mirava a trovare una soluzione per la Palestina. Grady in seguito scrisse sulla lobby Sionista e della sua dannosa conseguenza sugli interessi nazionali americani.

Grady affermò che senza la pressione Sionista, gli Stati Uniti non avrebbero avuto “ la malevolenza degli stati Arabi che sono di importanza così strategica nella nostra guerra fredda con i sovietici “. Egli descrisse anche il potere decisivo della lobby:

Ho avuto un bel po’ di esperienza con le lobbies ma questo gruppo iniziava dove quelli della mia esperienza finivano. Sono stato alla testa di numerose missioni governative ma in nessun’altra mi è mai capitata così tanta slealtà “……” negli Stati Uniti, non essendoci una forza politica da controbilanciare il Sionismo, le sue campagne avranno sicuramente successo “.

Anche l’ex Sottosegretario di Stato Dean Acheson  si oppose al Sionismo. Il biografo di Acheson scrive che Acheson “ era preoccupato che l’occidente avrebbe pagato un caro prezzo per Israele “.

Un altro autore, John Mulhall, facendo riferimento ad  Acheson, ammonisce:

“…trasformare la Palestina in uno Stato Ebraico in grado di ricevere milioni o più immigrati inasprirebbe notevolmente il problema politico e metterebbe in pericolo non solo gli interessi americani nel Vicino oriente ma anche tutti quelli occidentali “.

Il Segretario della Difesa James Forrestal tentò, senza successo, di opporsi anch’egli ai Sionisti.

Fu indignato del fatto che la politica mediorientale di Truman fosse basata su ciò che chiamava “ squallide proposte politiche “, affermando che “ la politica degli Stati Uniti dovrebbe basarsi sugli interessi nazionali statunitensi e non su considerazioni politiche nazionali “.

Forestal rappresentava l’opinione generale del Pentagono quando disse che: “ a nessun gruppo in questo paese dovrebbe essere consentito di influenzare la nostra politica al punto da poter mettere in pericolo la nostra sicurezza nazionale “.

Un rapporto del Consiglio Nazionale per la Sicurezza avvertiva che i disordini in Palestina stavano seriamente minacciando la sicurezza degli Stati Uniti. Un rapporto della CIA evidenziava l’importanza strategica del Medio oriente e delle sue risorse petrolifere.

Su questa riga, George F. Kennan, Direttore del Dipartimento di Stato per la Pianificazione Politica, stilò un documento top-secret il 18 Gennaio 1947 che metteva in evidenza il danno enorme causato agli Stati Uniti dal piano di ripartizione (“ Rapporto dello Staff di Pianificazione Politica sulla Posizione degli Stati Uniti circa la Palestina “).

Kennan metteva in guardia che “ importanti concessioni petrolifere americane e diritti di scali aerei “ potevano andare perse a causa del sostegno americano alla ripartizione e che l’URSS avrebbe tratto solo profitto da piano di ripartizione.

Kermit Roosevelt, nipote di Teddy Roosevelt e leggendario agente segreto, era anche lui turbato profondamente dagli eventi e affermò:

“ Il processo grazie al quale gli Ebrei Sionisti sono stati in grado di promuovere il sostegno americano per la ripartizione della Palestina, dimostra la necessità vitale di una politica estera basata più su interessi nazionali che di parte. Solo quando gli interessi nazionali degli Stati Uniti, nel loro più alto significato, avranno la priorità su tutte le altre considerazioni, allora si potrà sviluppare una logica e lungimirante politica estera. Nessun leader politico americano ha il diritto di compromettere gli interessi americani per accaparrarsi voti di parte.. “

Egli continua così:

“ L’attuale corso della crisi mondiale obbligherà gli americani a rendersi conto sempre di più che i loro interessi nazionali e quelli del proposto stato ebraico in Palestina entreranno in conflitto. C’è da sperare che tanto i Sionisti Americani quanto i non Sionisti affrontino la realtà del problema “.

Il capo della Divisione del Dipartimento di Stato per gli Affari Mediorientali, Gordon P. Merriam, ammoniva contro il piano di ripartizione per ragioni morali:

Il sostegno statunitense per la ripartizione della Palestina come soluzione a quel problema, può essere giustificato solo sulla base del consenso Arabo ed Ebraico. Altrimenti violeremmo il principio dell’autodeterminazione scritto sulla Carta Atlantica, sulla Dichiarazione delle Nazioni Unite e sulla Carta delle Nazioni Unite. Un principio ben inculcato nella nostra politica estera. Persino una posizione delle Nazioni Unite a favore della ripartizione sarebbe, in assenza di tale consenso, un’invalidazione ed una violazione della stessa Carta dell’ONU “.

Merriam aggiunse che senza in consenso ne sarebbero scaturiti “ sangue e caos “, una profezia tragicamente vera.

Un memorandum interno del Dipartimento di Stato predice dettagliatamente come sarebbe nato Israele con l’uso dell’aggressione armata mascherata da difesa:

“…gli Ebrei saranno i veri aggressori degli Arabi. Tuttavia gli Ebrei sosterranno che stanno soltanto difendendo i confini di uno stato che sono stati tracciati dall’ONU. In caso di un intervento arabo esterno, gli Ebrei correrebbero alle Nazioni Unite sostenendo che il loro stato è oggetto di aggressione armata ed useranno qualsiasi mezzo per occultare il fatto che è la loro stessa aggressione armata contro gli Arabi la causa del contrattacco Arabo “.

E il Vice Console americano William J. Porter previde un altro esito del piano di ripartizione e cioè che nessun Stato Arabo sarebbe invece venuto ad aiutare la Palestina.

PRESSIONI PRO-ISRAELIANE SUI MEMBRI DELL’ASSEMBLEA GENERALE

Quando fu chiaro che la raccomandazione  del piano di ripartizione non avrebbe raggiunto i due terzi dell’Assemblea Generale per essere approvato, i Sionisti fecero approvare un rinvio della votazione. Usarono questo periodo per fare pressioni su numerose nazioni affinché votassero per l’approvazione. In seguito un certo numero di persone descrissero questa campagna.

Robert Nathan, un Sionista che aveva lavorato per il governo americano e che era particolarmente attivo nell’Agenzia Ebraica, scrisse in seguito:

Usammo ogni strumento disponibile “ come quello di dire a certe delegazioni che i Sionisti avrebbero usato la loro influenza per bloccare gli aiuti economici a tutti quei paesi che non votavano nel modo giusto.

Un altro Sionista affermò orgogliosamente:

ogni piccolo suggerimento fu meticolosamente verificato e portato avanti. Dalla più piccola alla più remota nazione, tutte furono contattate e prese di mira. Nulla fu lasciato al caso “.

Bernard Baruch, finanziere e consulente presidenziale per lungo tempo, disse alla Francia che avrebbe perso gli aiuti americani se avesse votato contro la ripartizione.

L’alto funzionario della Casa Bianca David Niles organizzò le pressioni sulla Liberia; anche il magnate della gomma Harvey Firestone esercitò pressioni sulla Liberia.

Ai delegati latino-americani fu detto che il progetto per la costruzione dell’arteria stradale Panamericana sarebbe stato più fattibile se avessero votato sì. Mogli di delegati ricevettero pellicce di visone (la moglie del delegato cubano restituì le sue); il Presidente del Costa Rica José Figueres pare ricevette un libretto di assegni in bianco. Ad Haiti furono promessi aiuti economici se avesse cambiato il voto originariamente contrario alla ripartizione.

Il Sionista di lungo corso della Corte Suprema Justice Felix Frankfurter, assieme a dieci senatori ed al consigliere nazionale di Truman, Clark Clifford, minacciò le Filippine (sette scadenze incombevano al Congresso sulle Filippine).

Prima del voto sul piano, il delegato delle Filippine fece un appassionato discorso contro la ripartizione, difendendo i “primordiali diritti inviolabili di un popolo a determinare la propria politica e a conservare l’integrità territoriale sulla terra natia…”

Andò avanti a dire che non poteva credere che l’Assemblea Generale avrebbe ratificato un’azione che avrebbe portato il mondo all’indietro su una strada di pericolosi principi di esclusività razziale e agli arcaici documenti di governi teocratici.

Ventiquattro ore dopo, dopo un’intensa pressione Sionista, il delegato votò a favore della ripartizione.

La delegazione americana alle Nazioni Unite fu così indignata quando Truman insistette che dovevano sostenere il piano di ripartizione, che il Direttore del Dipartimento di Stato per gli Affari all’ONU fu mandato a New York per evitare che i delegati si dimettessero in massa.

Il 29 Novembre 1947, la risoluzione di ripartizione N° 181, passò. Mentre questa risoluzione viene frequentemente citata, essa aveva un limitato effetto legale (sempre che ce ne fosse uno). Le risoluzioni dell’Assemblea Generale, al contrario delle risoluzioni del Consiglio di Sicurezza, non sono vincolanti per gli stati membri.

Per questa ragione, la risoluzione richiedeva che “ il Consiglio di Sicurezza prendesse le misure necessarie, come previsto nel piano, per la sua attuazione “,  ciò che il Consiglio di Sicurezza non fece mai.

Legalmente, la Risoluzione dell’Assemblea Generale era una “raccomandazione” e non creò nessun stato.

Ciò che invece fece fu l’aumento del conflitto in Palestina. Nei mesi successivi  i Sionisti cacciarono 413.794 persone. Unità militari sioniste si erano preparate di nascosto alla guerra prima del voto dell’ONU e furono rifornite massicciamente di armamenti, alcuni dei quali tramite un’estesa rete di operazioni illecite di contrabbando negli Stati Uniti  gestite da gruppi di facciata.

L’ONU alla fine riuscì a creare un temporaneo e molto parziale cessate il fuoco.

Un mediatore svedese dell’ONU, che aveva in precedenza salvato migliaia di Ebrei dai Nazisti, fu inviato a negoziare la fine degli scontri.  Assassini israeliani lo uccisero e Israele continuò ciò che veniva chiamata la sua “ guerra di’indipendenza “.

Alla fine di questa guerra, grazie ad una forza militare superiore a quella degli avversari e alla messa in atto di piani spietati per cacciare il più alto numero possibile di non ebrei, Israele iniziò la sua esistenza sul 78% della Palestina.

Furono perpetrati almeno 33 massacri di civili palestinesi, metà dei quali prima dell’entrata nel conflitto di un qualsiasi esercito arabo, centinaia di villaggi furono spopolati e rasi al suolo ed una squadra di cartografi fu inviata  per dare ad ogni città, villaggio, fiume o collina, un nuove nome ebraico. Tutti i resti della vita, della storia e della cultura palestinese dovevano essere cancellati dalla storia, uno sforzò che è quasi riuscito.

Israele che sostiene di essere “ la sola democrazia in Medio Oriente “ decise di non dichiarare i confini ufficiali o di scrivere una costituzione, una situazione che continua ancora oggi. Nel 1967 Israele si prese altra terra Palestinese e Siriana e che sono oggi dei territori illegalmente occupati, poiché l’annessione di territorio tramite la conquista militare è fuorilegge in base al moderno diritto internazionale.

Israele da allora ha sempre continuato la sua campagna di crescita tramite l’acquisizione armata e la confisca illegale.

I singoli Israeliani, come i Palestinesi e tutti i popoli, hanno legalmente e moralmente il diritto ad una serie di diritti umani. Tuttavia il decantato “diritto di esistere “ dello stato di Israele è basato su un presunto “diritto” derivato dalla forza, un concetto fuori tempo che le convenzioni legali internazionali non riconoscono e che di fatto vietano in modo specifico.

Fonte originale: http://www.ifamericansknew.org/history/realstory.html

 Traduzione a cura di: Gian Franco Spotti (11 Ottobre 2011)

From: Olo-truffa.myblog.it

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