Buona S. Pasqua a tutti, ma la Terra Santa resta in mano a un pugno di criminali – Oremus et pro perfidis Iudaeis

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Una Buona Santa Pasqua a tutti, ma il fatto che sia Pasqua non cambia lo stato delle cose : la Terra Santa resta in mano ad un pugno di criminali che minacciano la vita di nazioni e popoli in Medio Oriente e in tutto il mondo.

“Le famiglie già profughe dall’occupazione israeliana del 1948, ricevettero le case dall’UNRWA e dal governo giordano nel 1956.

Dopo l’occupazione israeliana di Gerusalemme Est nel 1967, il governo sfratta le famiglie per farne un quartiere ebraico…”

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La setta kazara non si accontenta, e dopo la Palestina insidia tutte le nazioni circostanti, le quali si devono rendere servili o essere destabilizzate e devastate.

In questo stato di cose, non c’è Pasqua, Natale od Ognisanti che  possa trasformare un tempo di tirannide, barbarica e folle, in pia spensieratezza.

Perchè Dio sarà anche amore, ma è pure giustizia e castigo.

Beati gli assetati di giustizia quindi, ma che non restino silenti, tiepidi od ipocritamente ecumaniaci, di fronte a chi approfitta dell’altrui bontà d’animo e specula su speranze mal riposte.

La Terra Santa continua ad essere sotto la più spietata e perfida occupazione coloniale che la sua storia abbia mai conosciuto. Questo lo sanno bene i suoi abitanti arabi, cui non è concesso muoversi e spostarsi per raggiungere i luoghi santi.

Passati i festeggiamenti, cui possono partecipare solo i turisti religiosi stranieri (fatta eccezione per quei pochi cristiani arabi di Gerusalemme, sempre piú pochi), che dalla fine della prossima settimana saranno nuovamente mille miglia lontani, nelle loro comode e democratiche città e nazioni apostate, i palestinesi, i veri abitanti autoctoni della Terra Santa, saranno ancora una volta soli a fronteggiare l’etnocrazia giudeocratica insediatasi con la violenza e con l’inganno sulle loro terre.

Le case arabe della Gerusalemme Est continueranno ad essere abbattute, gli illegali insediamenti coloniali continueranno ad essere edificati su terre palestinesi, i coloni ebraici continueranno ad angariare i cittadini dei villaggi arabi che loro hanno deciso di espropriare, e persevereranno nel dissacrare i luoghi di culto arabi (cristiani e musulmani), specialmente quelli sul Monte Moria, le Moschee di Al-Aqsa e di Omar; mentre le forze militari occupanti copriranno e difenderanno questi atti disumani e criminali, facendo ricorso alle armi, uccidento ragazzini, intimorendo padri di famiglia, abusando di un potere basato esclusivamente sul terrore e la prevaricazione.

Poco più a sud delle enclavi di Gerusalemme, Betlemme ed Hebron, i cristiani della Striscia di Gaza continueranno la loro detenzione, di fatto, nel loro ghetto, in buona compagnia del resto della popolazione, musulmana e non. Continueranno ad ammalarsi e a non potersi curare, continueranno a morire per mancanza di medicine, per bombe o proiettili dei cecchini in kippa appostati nelle torrette di confine. Continueranno a vivere di stenti, senza spiragli di vita e sviluppo per i propri figli. I bambini, traumatizzati e assediati, continueranno a fare i bambini e a giocare, nonostante i loro incubi e le paure, nel sonno ed a occhi aperti. Le donne continueranno a partorire infanti che nasceranno già malati, se non peggio, a causa della contaminazione causata dagli agenti chimici e radioattivi contenuti negli ordigni che l’esercito di Giuda ha fatto piovere in quantità sulle loro teste. I pescatori continueranno a tirare in secca reti semivuote, raccimolando pochi pesci, per i quali hanno rischiato la vita e le imbarcazioni, sempre prese di mira dalla marina dell’unica “democrazia del medioriente”.

I giovani, da Gaza al nord della Cisgiordania, continueranno a venire su con la rabbia nel cuore, frustrati nelle loro aspirazioni, che sono quelle di ogni giovane sui vent’anni.

Ma ve lo ricordate voi quando avevate vent’anni? Avevate il mondo a disposizione, la vita dinnanzi a voi come una lunga strada che si perde all’orizzonte, la voglia di fare e di disfare, aspirazioni per le quali lavorare e lottare, tanto amore da condividere, molti sogni da realizzare.

Per un giovane palestinese tutti questi sogni e aspirazioni si bloccano a poche centinaia di metri da casa, al primo check-point o di fronte a quel muro alto otto metri che divide la loro casa dal frutteto di famiglia, ora bottino di qualche colono venuto da chissà-dove.

O magari i loro sogni si infrangono in una notte in cui, tra il frastuono dei mezzi militari che invadono il proprio villaggio e il rumore della porta di casa abbattuta a calci, si viene umiliati senza ragione insieme ai propri genitori, fratelli e sorelle, magari deportati e torturati. Allora i sogni diventano incubi, che generano i mostri che accompagneranno questi giovani per il resto della loro adolescenza, e oltre ancora.

La Pasqua, la Passione, la Resurrezione. Ci vuole tanta fede nelle proprie tradizioni confessionali; e ci vuole serenità spirituale ed equilibrio per non perdere il lume della ragione ed avvelenarsi d’odio l’animo.

Sicuramente, la persecuzione odierna per mano della “Sinagoga di Satana” (S.Paolo) fa meglio interiorizzare il travaglio della Passione. La Resurrezione, miracolo per eccellenza, è però tutta proiettata in ambito spirituale, senza speranze di trasposizioni temporali, perchè al momento non c’è prospettiva reale di recupero per la Terra Santa.

Sperare, o fingere di sperare che ci possano essere possibilità d’intesa pacifica con l’occupante sionista, sono ipotesi che restano nell’ambito dell’utopia. Sono pie illusioni che non fanno altro che aiutare lo Stato coloniale, l’entitá sionista, a scavare una fossa sempre più profonda nella quale sotterrare il popolo arabo palestinese.

La complicitá di una certa dirigenza palestinese, corrotta e collusa con i traditori arabi del Golfo, renderá le cose piú facili a Tel Aviv.

Anche se è Pasqua, se si è veramente amici della Terra Santa e dei suoi veri aventi diritto di cittadinanza, bisogna continuare a chiamare le cose col loro proprio nome, e dire la verità su un’occupazione coloniale e militare che non vede possibilità di inversione di rotta attraverso rese, compromessi e sottomissione.

Lo sanno bene i palestinesi, che resistono da oltre sessant’anni con le unghie e coi denti, abbandonati da quasi tutti, anche dai loro fratelli arabi confinanti.

Come dovrebbero sapere, palestinesi e fratelli arabi confinanti,  che solo da una più stretta collaborazione tra essi, economica, politica, culturale, diplomatica e, non ultima, militare, si possono fermare le velleità espansionistiche di Tel Aviv, e ridimensionare, sino ad estinguerle, le paranoie millenariste, messianico spurie, di una piccola banda di rabbini deliranti che si credono onnipotenti, e che sostenuti dal rabbinato internazionale (e dalla potenza economica e militare giudeo-americana) sono stati capaci di convincere la maggioranza dei loro correligionari (e purtroppo il mondo intero) di essere un popolo con diritto soprannaturale e planetario di vita e di morte su ogni cosa vivente.

Questi pazzi visionari vanno energicamente convinti che nessun Dio ha ordinato né dato loro il diritto di compiere il male che stanno facendo ai danni dei popoli del mondo [1].

Prima che l’unica cosa che ci resti da celebrare sia solo l’Apocalisse.

Questo è un appello, se mai lo potessero leggere, ai governanti delle Nazioni arabe confinanti con la Palestina: Israele è come un cane rabbioso e molto pericoloso, che va rinchiuso e messo nelle condizioni di non nuocere al prossimo. Non scherzate col fuoco, non giocateci insieme, o vi farete male. L’entitá sionista va isolata, e con lei i suoi cani arabi venduti, a cominciare da Qatar e Arabia Saudita.

Adesso, e solo a queste condizioni, dopo tanta Passione, vi posso augurare una Santa Pasqua di Resurrezione…Amen.

Filippo Fortunato Pilato

per TerraSantaLibera.org

link/page http://wp.me/pVY5r-Kw

8 aprile 2012, Santa Pasqua di Resurrezione

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[1]non c’è solo il danno nei confronti dei palestinesi, ma va computata anche tutta la sofferenza provocata dalle crisi economiche mondiali e nazionali pilotate dei banchieri israeliti che sponsorizzano Israele; va computato il signoraggio monetario imposto ai governi dal sistema bancario dei soliti banchieri; va computato il business alimentare e transgenico; vanno computati i prodotti farmaceutici, le droghe e i vaccini che hanno prodotto e produrranno anomalie e malesseri gravi a molte generazioni; va computata la triangolazione del traffico di armi internazionale; va computato il colossale traffico internazionale d’organi prelevati a poveracci; va computata la corruzione dei costumi, dell’etica, filosofica e ideologica che deprava nell’animo le giovani generazioni e pure quelle vecchie. Amen.

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Oremus et pro perfidis Iudaeis

Preghiera del Venerdí Santo
(tutta la preghiere in PDF qui)

Oremus et pro perfidis Iudaeis: ut Deus et
Dominus noster auferat velamen de
cordibus eorum; ut et ipsi agnoscant
Iesum Christum Dominum nostrum.

Preghiamo pure per gli infedeli Giudei,
affinché il Signore nostro Dio tolga il velo
che copre i loro cuori, e riconoscano con noi
Cristo nostro Signore.

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