Chiesa Saccheggiata a Qarah e Diritto/Dovere d’Autodifesa dei Cristiani Siriani Attaccati dalla Mafia di FSA/AlQaeda

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In Siria, a Qarah, un’altra chiesa è stata saccheggiata, profanata, devastata da mercenari jihadisti legati al FSA, mentre ad Aleppo i cristiani si difendono in armi.

L’antica chiesa dei santi Sergio e Bacco (VI secolo), in Qarah, cittadina a metà strada tra Damasco e Homs (facente parte del governatorato di Damasco, ma della diocesi di Homs), lunedì 19 novembre 2012 è stata attaccata e profanata, gli arredi sacri rubati o distrutti.

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I terroristi jihadisti hanno rubato più di 20 icone del XVIII e XIX secolo, preziosi manoscritti antichi, arredi sacri, oltre ad aver rovinato, cercando di rimuoverlo dalla sua sede, un affresco del XII secolo rappresentante la “Madonna del Latte”, che era posto sull’altare principale.

Dopo che il Patriarca greco-ortodosso Ignazio IV Hazim e il Patriarca greco-cattolico Gregorios III Laham, avvertiti del fatto, hanno fatto pressione sui leader locali dell’opposizione siriana, alcuni uomini incappucciati una mattina si sono presentati di fronte al reggente della chiesa, il sacerdote greco cattolico p. Georges Luis, e parte della refurtiva, non tutta, è stata restituita, anche se gravemente danneggiata.

Qarah, non troppo lontana dal confine siro-libanese, è da tempo terra d’incursioni  da parte di bande di mercenari e terroristi, jihadisti, salafiti, che insieme ai membri del FSA scorrazzano e razziano quello che possono, introducendosi e rapinando proprietà private e pubbliche, attaccando edifici governativi e delle forze dell’ordine, cittadini privati per rapirli e chiederneil riscatto, e neppure i monasteri e le chiese sono risparmiati da queste furie distruttive.

Il fatto che parte degli oggetti rubati siano stati restituiti, non significa che i terroristi che hanno compiuto tale azione siano dei galantuomini, ma evidenzia invece soprattutto due cose:

  1. la prima è che viene confermato che la natura delle bande dei cosìddetti “ribelli” sia esclusivamente criminale, il cui scopo resta il contrabbando ed il commercio illegale di qualsiasi cosa abbia un valore, droga compresa, che sul lato libanese della frontiera è coltivata in quantità industriale;
  2. la seconda è che il FSA ha poco controllo su queste bande di delinquenti comuni, che fanno il bello ed il cattivo tempo appena l’Esercito Arabo Siriano non è presente a garantire ordine, legalità, sicurezza per tutti.

La restituzione della refurtiva, in questo caso “miracolosa” (perchè normalmente non è mai capitato di riuscire a rientrare in possesso degli oggetti rubati), in realtà miracolosa non è, ma serve solo a mettere una misera pezza alla vergogna consolidata di un’opposizione armata la quale invece, oltre a macchiarsi di orrendi crimini di sangue, è alleata in un consorzio di malavitosi e soldati di ventura di ogni risma e nazionalità, i quali sotto la copertura “libertaria” e “religiosa” della “jihad” in realtà rubano, contrabbandano, rapiscono a scopo di estorsione, violentano e uccidono senza pietà e senza ragione chiunque si ponga sul loro cammino.

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(VIDEO con immagini molto cruente, non adatto ad un pubblico molto impressionabile, donne in attesa e bambinhttp://www.youtube.com/watch?v=LT7um3gvoUA)

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La popolazione cristiana di Qarah è soddisfata (“obtorto collo”) che per questa volta, non sia stata loro tagliata la testa, bruciate o espropriate le case, violentate mogli e figlie, uccisi padri e fratelli dopo indicibili umiliazioni. Festeggia insieme agli altri cittadini di Qarah, appartenenti a confessioni religiose diverse, il fatto di essere ancora vivi  e a casa propria, invece che in un campo profughi o in una bara sotto terra. È un comportamento cristiano

Ma noi sappiamo che il problema non sono i cittadini della cittadina di Qarah, che sebbene appartenenti a confessioni religiose o etnie diverse, considerano se stessi un’unica comunità, un solo popolo, una sola nazione. Perchè questo è da sempre e tradizionalmente lo spirito che tiene unita la Siria ed i siriani.

I festeggiamenti con caffè arabo, offerto in piazza da Padre Georges per lo scampato pericolo, non servono quindi a null’altro che a confermare lo spirito d’unità nazionale che già pervate gli animi dei cittadini di Qarah, come di ogni villaggio e città della Siria.

Il problema vero sono questi mafiosi del FSA, i quali decidono se una comunità può sopravvivere o meno, se e quali moschee o chiese possono venire depredate, chi può vivere e chi deve morire.

In questo senso, non c’è nulla da festeggiare, sinchè almeno la Nazione non si sia liberata da questi impostori e traditori, che hanno venduto la Patria a potenze straniere le quali la vogliono solo distruggere ed espropriare di ogni bene, incluse la libertà e la sovranità nazionale.

Il movimento nazionale e locale detto “Mussalaha”, benedetto e favorito sia dalle istituzioni centrali siriane, come da ogni responsabile cittadino investito di cariche amministrative o sociali locali, non ha bisogno di mafiosetti e capibanda mercenari che garantiscano la sicurezza delle varie identità settoriali, perchè tale prerogativa è sempre stata dovere e compito delle autorità nazionali siriane, così come avviene in qualsiasi Stato che possa considerarsi tale: e la Siria lo è, e lo è sempre stato sin da quando sono stati cacciati i colonialisti francesi.

Creare problemi, atti di vandalismo, devastazioni e massacri, avendo anche poco controllo sulle diverse fazioni che commettono tali crimini, e poi proporsi come coloro che possono garantire ordine e sicurezza, copertura e protezione, ricorda molto da vicino l’operato di quelle cosche mafiose e camorristiche, che in Italia (e particolamente nel sud-Italia), chiedono la tangente, il “pizzo”, la “cagnotta”, promettendo di non fare del male alle persone e di non danneggiare i negozi e le attività commerciali/aziendali. Organizzazioni criminali dedite al traffico e spaccio di droga, furti e sequestri, omicidi e attentati dinamitardi, da anni, in Italia, offrono la loro protezione in cambio di sicurezza: quale differenza ci sarebbe tra queste organizzazioni mafiose (tutte ossequiose e obbedienti a mammasantissima americana) e il FSA e suoi alleati? Nessuna.

Oltre a festeggiare e fare “Mussalaha”, i cristiani specialmente (ma non solo) dovrebbero imparare e fare tesoro, senza andare troppo a ritroso nel tempo, anche solo dai recenti fatti di sangue, dalle persecuzioni sofferte da intere comunità, le quali hanno poi dovuto abbandonare intere aree, come ad Homs, dove i cristiani, nonostante l’Esercito Arabo Nazionale Siriano abbia ripreso il pieno controllo dell’area, sono sfollati in massa, e dove l’ultimo eroico cristiano resistente, un anziano vecchietto di 84 anni, Elias Mansour, è stato assassinato da un cecchino pochi giorni fa.

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E dovrebbero anche imparare dai cristiani di Aleppo (http://syrianfreepress.wordpress.com/2012/09/14/cristiani-di-aleppo-volontari-nellesercito-nazionale-arabo-siriano-the-christians-of-aleppo-volunteers-in-the-syrian-arab-national-army/), che se non sono dovuti scappare e sfollare non è stato per la bontà d’animo di “illuminati”dirigenti del FSA, e neppure a causa della “Mussalaha”, ma grazie alla loro forza di reazione e di resistenza, tenendosi pronti a reagire di fronte alle prepotenze. Ad Aleppo, per esempio, il giovani del movimento Scout, insieme ad alcuni gruppi cristiani armeni, hanno affiancato, come volontari, l’esercito regolare siriano, per proteggere le chiese e per respingere mercenari, terroristi e jihadisti che volevano introdursi ed occupare i loro tradizionali quartieri. È nello stesso modo che in Iraq alcune comunità cristiane sono sopravvissute e resistono. L’auto-difesa a mano armata, in casi gravi e di emergenza, non è vietata dalla dottrina cristiana, e neppure dal buon senso.

I cristiani in Siria non sono diversi dagli altri cittadini di altre confessioni e identità; sono arruolati nell’esercito siriano come tutti, ricoprono cariche governative e di responsabilità (il colonnello responsabile della sicurezza dell’ospedale principale di Damasco, per esempio, è un cristiano, l’ho incontrato personalmente: una persona di grande sensibilità ed elevato senso patriottico e dello Stato), ma sono oggetto di persecuzioni più di altri. E più di altri hanno il diritto, ma anche il dovere, di difendersi, manu militari se serve, per non doversi vergognare, di fronte ai propri figli, del fatto di non aver saputo difendere la propria terra, le proprie famiglie, la propria identità e tradizione (i cristiani in Siria sono la comunità che può reclamare le più antiche origini e radici in Medioriente), ed essersi fatti cacciare da casa propria da un pugno di straccioni stranieri ignoranti, che in tal modo si credono d’essere eroici e coraggiosi conquistatori, invece delle sadiche e vigliacche marionette che in realtà sono.

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Filippo Fortunato Pilato

per  SyrianFreePress.net Network – 24/11/2012 – at

http://syrianfreepress.wordpress.com/2012/11/24/11244/

TerraSantaLibera.org  reloaded  at

https://terrasantalibera.wordpress.com/2012/11/24/3739/

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