I cristiani si ricordano ancora della Terra Santa a Natale? (intervista)

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È Natale!
Ma i cristiani ricordano ancora la “Terra Santa”?

Intervista a Terra Santa Libera a cura di E. Galoppini
per Europeanphoenix.it – Prima Parte


 Europeanphoenix incontra Filippo Fortunato Pilato, responsabile del sito internet d’informazioni dalla Palestina occupata “Terrasantalibera.org”.

 “Terra Santa Libera” è il motore di tutta una serie di altre iniziative dedicate alla Palestina e non solo: tra i siti collegati vi sono “Syrian Free Press Network” e “Lybian Free Press Network”. Mentre di recente si sono aggiunti il nuovo sito .com ed il blog correlato.

A partire dal nome, l’iniziativa denota una chiara impostazione cristiana, e precisamente cattolica.

Niente di strano, se non per il fatto che se da un lato ci si è abituati a pensare i palestinesi come esclusivamente musulmani, dall’altro – ed è la cosa più grave – si ritiene che i cristiani, in quanto “occidentali”, debbano intervenire sulla cosiddetta “questione palestinese” solo a favore di “Israele”.

 D’altronde, il comportamento delle alte gerarchie vaticane, estremamente “prudenti”, e, soprattutto, la linea tenuta da certi “intellettuali cattolici”, può indurre comprensibilmente in questo fraintendimento. Tuttavia, esiste un cristianesimo autoctono, vicino-orientale, che esprime una posizione dignitosa, patriottica e non disposta a scendere a compromessi, né in Palestina, né altrove.

 È dell’atteggiamento delle comunità cristiane arabe e vicino-orientali rispetto all’occupazione della “Terra Santa”, nonché della loro posizione nei confronti delle devastazioni portate dagli occidentali in Iraq, prima, e in Siria, poi, che vogliamo parlare con Filippo Fortunato Pilato.

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Per prima cosa, vorrei che ci chiarissi il perché della scelta del nome, senz’altro d’impatto, “Terra Santa Libera”.

Ti ringrazio per questa domanda, che pone l’accento su quella che è, per me e per la squadra che insieme a me lavora, la questione fondamentale e la giusta prospettiva per visualizzare l’intera geopolitica del Vicino Oriente. Siamo infatti abituati a sentir parlare, sempre ed esclusivamente, da parte di operatori-attivisti-analisti del problema così detto (impropriamente) “israelo-palestinese”, di Palestina e “questione palestinese”. Io ho reputato che, sebbene il fulcro di tutti i problemi mediorientali sia geograficamente individuabile all’interno dell’area storicamente riconosciuta come Palestina, in realtà tali problemi si estendono, politicamente e militarmente, ben oltre i confini palestinesi, oltre il Giordano, oltre le alture del Golan, oltre il Sinai, il Negev, il Mar Morto, coinvolgendo tutte le terre e le nazioni confinanti, addirittura travalicandole, in un vortice di avvenimenti che tendono a stravolgere la vita e la normale evoluzione sociale dei popoli che ne fanno parte. Intendo dire che con l’installazione in territorio palestinese di quell’entità anomala ed aggressiva conosciuta recentemente col nome di “Israele”, tutti gli equilibri sino a quel momento raggiunti e gli status quo consolidati, tra le diverse etnie e confessioni religiose, sono stati forzati e messi in crisi. Crisi provocata dall’intrusione da parte di un corpo estraneo, composto soprattutto da “coloni” provenienti da ogni parte del mondo, i quali non si stavano semplicemente accontentando d’essersi fraudolentemente accaparrati un pezzo di terra la quale tradizionalmente non aveva alcun legame con essi; ma a causa della settaria ideologia “sionista” che li animava e giustificava, pretendevano e pretendono tutt’ora d’espandere il loro controllo su territori ben più vasti di quelli che le Nazioni Unite fraudolentemente assegnarono loro nel 1947-48, stravolgendo aspetti geografici e di composizione etnico-confessionale, quindi culturali e sociali, con tutte le conseguenze negative che ne scaturiscono e che sono sotto i nostri occhi.

Detto ciò quale premessa, e sottolineando che la prospettiva tradizionale del network che ho fondato e che dirigo è cristiano-cattolica, come la maggior parte di coloro che ne fanno parte, europei/italiani/palestinesi/siriani, ecc., va aggiunto che i territori “neotestamentari” coinvolti nella storia cristiana e interessati dalla presenza millenaria di comunità cristiane, sono identificabili anche al di là dei confini palestinesi, includendo nazioni e aree che vanno dall’Egitto all’Anatolia, dalla Siria alla Giordania, dal Libano all’Iraq. Tutte sono riconoscibili, sia per chiare tracce storico-archeologiche, che per via della presenza costante nei secoli di comunità cristiane di varie denominazioni, come facenti parte di quella che noi conosciamo sotto il nome di “Terra Santa”. Monaci francescani della “Custodia di Terra Santa”, istituzione impegnata nella custodia e protezione dei luoghi sacri cristiani, con sede in Gerusalemme, sono presenti con loro abbazie, monasteri, case d’accoglienza per pellegrini, su un vasto territorio che va dall’Egitto alla Turchia, passando per Giordania, Siria e Libano. Perché questa è la Terra Santa.

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Dunque un richiamo culturale-religioso “forte” per un’azione “forte”, allo scopo di scuotere un certo torpore tra le fila cristiano-cattoliche, e non solo. E in quale conto tenete, nel quadro della vostra attività “militante” (e al tempo stesso di “testimonianza”), la presenza in loco di confessioni non cristiane, in primis quella islamica?

Si tratta, com’è noto, di aree dove la presenza di comunità cristiane, storicamente antecedenti a quelle musulmane, era consolidata ed integrata fianco a fianco con le altre. Non che nel tempo non ci siano stati problemi di coesistenza, ma vari assestamenti e condizioni generali [ad esempio la lungimirante e magnanima politica di alcuni sultani e califfi, NdR] avevano permesso il formarsi di un certo equilibrio e, come dicevo poc’anzi, di uno status quo, che garantiva a tutti una certa qual normalità nella partecipazione alla vita sociale e nazionale, con accenti più o meno partecipativi a seconda delle nazioni. Chi sia stato a Gerusalemme ospite ed in compagnia di qualche anziano frate, conosce bene tutta la storia di fragili equilibri che reggono la coesistenza tra le stesse varie componenti cristiane, cattoliche ed ortodosse di denominazioni varie, e quella musulmana.

Potrei fare il classico esempio del Santo Sepolcro in Gerusalemme, il luogo più sacro alla cristianità, che sebbene sia gestito da cristiani cattolici (francescani) e ortodossi (greci e armeni) che risiedono al suo interno, è tutt’ora di proprietà (delle chiavi) musulmana, di discendenti incaricati dal Saladino, che ogni mattina (4:30) ed ogni sera (19:30) aprono e chiudono il portone d’accesso principale.

È un paradosso, questo, che sarà però utile in seguito – se mi sarà concesso – a descrivere e mettere in luce ed in relazione alcune diverse realtà mediorientali.

“Terra Santa Libera” quindi è un chiaro messaggio e augurio affinché tutta quest’area vicino-orientale appena citata possa liberarsi di quel corpo estraneo, guerrafondaio, etnocentrico, teocratico, nuclearizzato, colonialista, settario (per dirne solo alcune) rappresentato dall’Entità sionista: non mi piace parlare di “Israele”, vocabolo che implicita il riconoscimento della “incarnazione” di un’ideologia tra le più nefaste e deleterie della storia moderna, un termine improprio per definire quella che non riconosco come una “nazione tra le nazioni”, ma come una sanguinaria entità coloniale d’occupazione.

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“Terra Santa Libera” è una tua iniziativa personale oppure di una “rete” di realtà appartenenti all’ambiente cristiano-cattolico? Quali, nello specifico?

La nascita di TerraSantaLibera.org è stata una mia iniziativa e atto di volontà, la quale ha però presto trovato sponda in una ristretta cerchia di amici coi quali l’ho sviluppata praticamente sul terreno, tra Italia, Siria e Palestina, con alcuni contatti libanesi. È quindi cresciuta sul campo, attraverso una serie di missioni nei territori occupati di Palestina, dove, oltre ad aver preso visione della realtà e toccato con mano l’assurdità di un’occupazione militare che impedisce la vita e la crescita di un intero popolo sulla propria terra, abbiamo stretto anche amicizia e rapporti di collaborazione con varie entità locali, nonché instaurato solide relazioni di solidarietà pratica con il mondo del lavoro artigiano arabo, per cui da diversi anni importiamo dai Territori Occupati di Palestina prodotti artigianali il cui ricavato dalla vendita torna nelle tasche degli stessi lavoratori. Parte del profitto va infine devoluto al Caritas Baby Hospital di Betlemme, un ospedale prigioniero tra i muri anch’esso, come tutti i palestinesi.
Negli ultimi anni a TerrasantaLibera.org si sono poi aggiunte altre iniziative, supportate da diversi amici, che hanno dato vita a vari spazi web gestiti in stretta collaborazione.

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E per quanto riguarda invece i rapporti con realtà cattoliche in Europa? Quali collaborazioni avete stabilito? Sappiamo quanto sia difficile per i cattolici europei smarcarsi da tutta una serie di condizionamenti filo-sionisti…

I nostri rapporti con organizzazioni ed entità associative cristiano-cattoliche, in Europa, sono solo basati su rapporti personali di amicizia, senza alcun legame o connessione diretta o impegnativa con alcuno. TerraSantaLibera è… libera!

Il mondo cattolico occidentale, purtroppo, è viziato ed infiltrato da una dilagante mentalità giudaizzante, che è l’anticamera dell’accettazione e giustificazione del sionismo, in tutte le sue manifestazioni, anche quelle più sanguinarie.
Rare sono le formazioni cristiano-cattoliche che riescono a mantenersi distaccate da quella che è la politica dei vertici vaticani, inflazionata di cripto-giudaismo e cristiano-sionismo, ben espressa e rappresentata dai salamelecchi degli ultimi papi nelle maggiori sinagoghe europee ed americane, nonché dell’elevazione e riconoscimento dell’olocausto ebraico a dogma di fede.
Con tutto il rispetto per le passate disgrazie altrui, e non volendo entrare in un argomento che non è di mia competenza e neppure d’interesse, tali salamelecchi e riconoscimenti mirano soprattutto, se non esclusivamente, a creare un insano ed artificioso senso di colpa, per giustificare, consolidare e confermare agli occhi della cristianità,  come legittima ed “escatologicamente” giusta e naturale, l’occupazione coloniale della Terra Santa da parte della lobby sionista e di un branco di ladroni senza scrupoli e senza nulla da perdere, attirati da ogni parte del mondo dall’Eldorado “israeliano”, dove ad ogni sbandato nullatenente “ebreo” che arriva vengono elargiti fondi per diverse centinaia di migliaia di dollari, a lui e alla sua famiglia di “coloni”, allo scopo di edificare abitazioni su territori arabi palestinesi  rubati, più la fornitura di armi ad uso personale e la protezione militare garantita.

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Possibile che nessuna voce “autorevole” in ambito cattolico riesca a farsi sentire per denunciare quest’ingiustizia atroce e che si protrae da decenni? Possibile che si siano tutti prosternati alla forza del denaro e della prevaricazione? A mio avviso, se la “corruzione”, intesa in senso ordinario, può avere un peso nel mantenere le bocche cucite, ci dev’essere anche un altro livello di “corruzione”, quello delle coscienze.

Anche in ambiente cristiano-cattolico, in realtà cristiano-sionista, incredibilmente si è riusciti a far passare l’idea secondo la quale le sofferenze ebraiche della prima metà del secolo scorso in Europa siano quasi un dogma indiscutibile, mentre le sofferenze e ingiustizie subite oggi dal popolo palestinese per mano di una fazione dei “fratelli maggiori” (!) sia plausibile, se non necessaria, per la “esistenza d’Israele”.
I cristiano-sionisti sono una forte lobby, specie in America ed Europa, e forniscono enormi capitali e copertura politica, mediatica, ideologica, all’occupazione sionista della Terra Santa. Il risultato è che anche le rarissime formazioni cattoliche critiche rispetto alla politica israeliana restano vincolate e prigioniere in una forma di “dialogo” impossibile con parti ebraico-israeliane e sioniste “moderate”, le quali alla fin fine non mettono in discussione l’esistenza dell’Entità sionista, confermandone e legittimandone quindi la presenza.

Una politica di “equivicinanza” che anche gli amici frati della Custodia di Terra Santa adottano come principio guida, col risultato di non poter mai intervenire apertamente nel denunciare una parte senza denunciare anche l’altra. Una posizione che possiamo comprendere, data la loro delicata posizione tra l’incudine e il martello, ma non condividere nella sua essenza. E perciò con essi manteniamo sempre (con i frati anziani, quelli che conoscono bene la storia) ottimi rapporti di fraterna amicizia personale, ma non di collaborazione pratica…

Secondo noi invece, non si può dialogare con chi ti punta un’arma alla tempia ed ha dimostrato in più occasioni di non farsi scrupolo ad usarla, ma bisogna rigettare qualsiasi idea di riconoscimento di tale “entità”, rifiutare ogni forma di compromesso con tale “identità” (il ‘cessate il fuoco’ non è compreso tra le forme di compromesso politico, ma è una necessità militare), ed infine resistere, con ogni mezzo e possibilità, anche elettronica ed informatico-mediatica, oggi armi importantissime al pari di quelle da fuoco, all’aggressività di tale “entità” criminale e omicida.

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Stabiliti questi punti fermi e non soggetti ad alcuna forma di negoziazione da parte vostra, capisco bene perché risulti difficile trovare soggetti cattolici europei disposti a collaborare, almeno ufficialmente…

Infatti. Per questi motivi ci risulta difficile poter lavorare, in Occidente, con qualsiasi organizzazione cattolica che sia compromessa con l’autorità vaticana giudaizzante e/o influenzata dall’ideologia e dalla cultura post-conciliare “dialogante”, la quale ha riconosciuto “unilateralmente”, sotto il pontificato del papa polacco, lo “Stato d’Israele”.

Tutt’altro discorso con le comunità e le chiese cristiane e cattoliche orientali, con cui abbiamo buoni rapporti, le quali hanno di tutta la questione ben altra visione, conoscenza e comprensione, vivendo sulla propria pelle le contraddizioni e le persecuzioni, dovute direttamente o indirettamente alla presenza e nefasta influenza dello “Stato ebraico” in territorio arabo-palestinese.

Da sottolineare che pur essendo noi a maggioranza cattolici, riusciamo ad avere un miglior rapporto di amicizia e comprensione politica con i fratelli ortodossi.
Il nostro rapporto d’amicizia con il Patriarca Theodosios Atallah Hanna, Arcivescovo Greco-Ortodosso del Patriarcato di Gerusalemme, incontrato in più occasioni, in Palestina e all’estero, ne è la dimostrazione. Un uomo ed un religioso schietto, senza peli sulla lingua, senza timore di dire la verità e chiamare le cose con il loro vero nome, che gli è costato e costa non pochi problemi da parte sionista. Ma qualcuno deve farlo.

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Che risonanza hanno le corrispondenze, i rapporti e le denunce di parte cattolica, o cristiana in genere, che provengono dalla Palestina? Ricordo d’aver assistito ad una conferenza da voi organizzata, dove tra i relatori vi era una giovane cattolico palestinese: bene, non c’era, in sala, uno straccio di giornalista, né un rappresentante di quelle “istituzioni” che, quando fa comodo, si stracciano le vesti per “la sorte dei cristiani”, se ciò serve ad aumentare le preoccupazioni sul “pericolo islamico”.

Nella precedente risposta credo di avere già ampiamente soddisfatto questo quesito.
Quel che posso brevemente aggiungere, per spiegare meglio quanto nefasti siano l’influenza e il condizionamento giudaico sulla Chiesa Cattolica (dico “giudaico” e non “ebraico in quanto a stragrande maggioranza i personaggi sionisti ai quali mi riferisco possono far riferimento solo ad una discendenza culturale giudaica e non con certezza ad un ceppo carnalmente “ebraico”: si può fare riferimento per questo argomento ad un’altra mia dichiarazione/intervista chiarificatrice rilasciata a Giovanna Canzano), è che da quando è stata istituita la Commissione di Dialogo Permanente Israelo-Vaticana le cose non solo sono peggiorate, ma si sono sclerotizzate ed incancrenite

Tale Commissione è definita giustamente “permanente”, perché permane in perpetuo, senza giungere mai ad alcun risultato equo e positivo [ricorda il “Processo di pace”!, anch’esso perenne…, NdR]: ogni progresso di tale commissione è solo, sempre ed esclusivamente a vantaggio della Israel lobby, che mantiene in costante stato di ricatto quel poco che resta della cattolicità che ne fa parte, con il duplice scopo, da un lato, di far accettare compromessi utili e vantaggiosi solo per l’Entità sionista, facendo leva soprattutto sulle proprietà cristiane che essa tiene in ostaggio (insieme a tutta la comunità che ruota loro intorno); dall’altro, per mantenere Roma in stato di stallo ed impedirle di reagire e parlare, imbavagliandola nei momenti cruciali della storia dell’espansionismo sionista.

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Eppure di questa “Commissione” il pubblico, compreso quello che tenta d’informarsi in maniera non conformista, spesso non sa nulla. Ed invece mi pare di capire che si tratta di una realtà che lavora ‘di fino’. Cercare di capirne meglio l’azione, nonché la composizione, può aiutare a capire il perché di certe “incomprensibili” posizioni cattoliche?

Per rendere meglio l’immagine di tale realtà, dico solo che di questa Commissione fanno parte dei cripto-giudei, una quinta colonna infiltrata in Vaticano sin nelle alte sfere della gerarchia. Falsi cristiani, che oggi spudoratamente, visti i tempi a loro favorevoli, dichiaratamente sono, non solo sionisti, ma apertamente e sfacciatamente si riconoscono sempre come “ebrei”, alla faccia dell’evangelico enunciato paolino nella lettera ai Galati: “In Cristo non c’è più ebreo, né gentile, né pagano”.

Un classico esempio di tale ‘marranesimo moderno’ è “Padre” Jaeger, francescano ex-reggente della sede della Custodia di Terrasanta a Roma, nato in Palestina da genitori coloni giudei emigrati il secolo scorso, ma di origini italiane, il quale ha rilasciato allucinanti dichiarazioni d’ammissione della propria “ebraicità” e del proprio riconoscimento del sionismo quale elevata patriottica concezione risorgimentale… e amenità simili, che potete leggere in questi link, dove troverete anche le nostre risposte di redazione:

David Maria A. Jaeger ha fatto una rapida carriera ecclesiastica, sino quasi ai massimi livelli raggiungibili come francescano, contando ovviamente sulle sue “radici” e conoscenze reputate utili per il “dialogo”. Professore in Università pontificie, ha usato anche il predellino della cattedra universitaria per meglio insinuare le sue filosofie malsane nelle menti dei giovani cattolici, capitati malauguratamente sotto la sua direzione. Siamo anche a conoscenza, come testimoni diretti, di alcuni suoi spietati comportamenti nei confronti di frati anziani, appena ebbe la reggenza di alcune importanti comunità monacali. Alcuni di questi padri erano “troppo anziani” per i suoi gusti, al punto di conoscere bene la storia della Palestina, della Terra Santa e del sionismo, sin dai suoi albori nel secolo scorso, e per tali motivi, uniti al loro tradizionale metodo di predicazione storica, come guide francescane dei pellegrini,  vennero rimossi dai loro incarichi e trasferiti in zone remote, dove non potessero dare fastidio al “manovratore”, oppure relegati, i più ostici e resistenti, entro prigioni d’oro, senza collegamenti diretti esterni, computer o telefono.

Ma l’aspetto più preoccupante e deleterio che accompagna la figura di questo personaggio, è la sua partecipazione, per parte cattolica, a questa famigerata Commissione Permanente Israelo-Vaticana.

Non ci vuole molto ad immaginare, dopo aver letto le sue dichiarazioni pubbliche (ai link sopra riportati), quale possa essere la piega presa da questa “commissione permanentemente dialogante”, con interlocutori giudei da una parte e dall’altra.

Bene, in queste mani, e nella gerarchia da loro manipolata, ricattata o rimbambita, si trova la cristianità cattolica in generale, fatte rare eccezioni che non influiscono granché sull’andazzo, e che vengono prontamente criminalizzate ed emarginate appena mettono fuori il naso.

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Insomma, siamo né più né meno che nell’alveo tracciato con la “svolta” conciliare… Ma se esiste la contraffazione di tipo “conservatrice” (si pensi che l’attuale Papa da molti è criticato proprio come “conservatore”!), che dire di quella “progressista”? Immagino sia all’opera anche per quanto concerne la “Terra Santa”…

Nella vasta galassia del settarismo d’ambito nominalmente “cattolico” sono poi altre piccole entità “cristianiste”, gestite da altri personaggi equivoci, tipo Pax Christi Italia, di Nandino Capovilla, che mantengono un aspetto critico verso gli aspetti più cruenti e vessatori della politica dell’Entità sionista, ma tacciono sul cuore della questione culturale e teologico-teocratica, collaborano con israeliti cripto-sionisti alla Moni Ovadia e Noam Chomsky, per intenderci (per i quali l’Entità sionista è la loro patria e Tel Aviv uno dei posti migliori al mondo), e fanno lo stesso gioco diffamatorio che è proprio dei sionisti (come l’on. Fiamma Nirenstein) nell’accusare di “antisemitismo” e “razzismo” coloro i quali si permettono di mettere il dito sulla piaga, che è quella della profonda connessione delle radici teologico-cultural-talmudiche con la loro mala pianta sionista. Nandino Capovilla, che definire religioso o sacerdote è un’eresia, giunse a reputare non gradita, ad una conferenza da lui organizzata a Betlemme, la presenza mia e di alcuni amici pellegrini che erano con me in Palestina alcuni anni fa. Parliamo fuori dai denti, siamo scomodi, politicamente scorretti, lo siamo sempre stati, e perciò hanno sempre cercato di criminalizzarci e isolarci, anche in ambito “cattolico”.

Pax Christi Italia non è differente da altre Pax Christi in giro per l’Europa. Pax Christi Belgio, per esempio, solo pochi mesi fa, ad ottobre, aveva lanciato una campagna di raccolta fondi in favore dell’opposizione siriana: “un euro-un proiettile” per gli “insorti” contro la dittatura di Bashar al-Asad, era il loro slogan.

Non c’è opposizione vera in ambito cattolico occidentale, almeno non in ambito cattolico legato, in un modo o in un altro, alla gerarchia vaticana. E in questo deserto, ecco che emergono “guide” alla Magdi Allam, cristianista, sionista, islamofobo. Che può parlare a ruota libera da novello “cattolico”, tanto i cattolici stessi si bevono oramai tutto.

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Intervista a cura di E. Galoppini per Europeanphoenix.it – fine prima parte©

http://europeanphoenix.it/component/content/article/18-interviste/474-e-natale-un-invito-a-ricordarsi-della-palestina-la-terra-santa-intervista-a-terra-santa-libera-1a-parte

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TerraSantaLibera.org at

https://terrasantalibera.wordpress.com/2013/01/03/3827/

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