Bandiera Russa Sventola su Sede Parlamento Crimea, Forze Armate di Putin Schierate dal Mediterraneo al Mar Nero

LA RUSSIA DI PUTIN SCHIERA LE SUE FORZE ARMATE DAL MEDITERRANEO AL MAR NERO, DALLA SIRIA ALLA CRIMEA.

Protest in Crimea

Issata Bandiera Russa nella Sede del Governo in Crimea Mentre Caccia Russi Pattugliano il Confine

~ 27/02/2014 ~ Mentre nella regione ucraina della Crimea uomini armati filorussi controllano le sedi del parlamento e del governo, l’aviazione russa sta pattugliando lo spazio aereo occidentale dell’Ucraina dopo lo stato di allerta deciso ieri dal presidente Putin, che è anche comandante delle forze armate russe. Lo scenario simulato è quello di un bombardamento dei bersagli nemici, in luoghi che saranno resi noti solo dopo l’esercitazione.

Oleksandr Turchynov, capogruppo del partito «Patria» di Iulia Timoshenko, provvisoriamente a capo dello pseudo-governo di Kiev, ha messo in guardia la flotta russa del Mar Nero contro eventuali aggressioni militari, mentre uomini armati filorussi si sono impadroniti dei palazzi ufficiali in Crimea. La Crimea, penisola russofona del sud dell’Ucraina, ospita basi militari e parte della flotta russa del Mar Nero a Sevastopoli.

Le esercitazioni per testare lo stato di prontezza al combattimento delle unità del Distretto militare occidentale e della Seconda armata del Distretto centrale, ha precisato il ministro della Difesa russo Serghej Shoigu, non hanno niente a che vedere con la situazione in Ucraina. Simili esercitazioni lo scorso anno sono state condotte almeno sei volte. Ma con gli occhi del mondo sull’Ucraina gli ordini del comandante in capo delle forze armate russe – cioè di Putin – hanno conquistato i titoli dei giornali e alimentato la propaganda occidentale contro la Russia.

Viktor Yanukovych comunque, lo ricordiamo, anche se a molti puó non piacere (e sinceramente non é che abbia fatto granché per farsi piacere) si dichiara ed é tutt’ora pur sempre l’unico presidente ucraino regolarmente eletto dal popolo, non imposto da una minoranza con la violenza e le armi, ed una eventuale sua richiesta di aiuto ed intervento presso l’alleato russo, a causa del rischio d’anarchia e guerra civile “per conto terzi”, sarebbe del tutto lecita e legittima, indipendentemente dagli ultimatum USA e NATO.

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Soros & McCain, la mente & il braccio

Collasso del sistema bancario ucraino.

Crescono i timori di un collasso del sistema bancario ucraino alla luce del crollo delle riserve delle banca centrale e di un calo dei depositi del sette per cento in tre giorni. Secondo il nuovo governatore della banca centrale, Stepan Kubiv, le riserve sono scese a 15 miliardi di dollari e dal 18 a 20 febbraio sono stati ritirati 3,3 miliardi di dollari dai depositi bancari. A fine gennaio le riserve ammontavano a 17,8 miliardi di dollari, pari ad appena due mesi di importazioni.

La banca centrale ha preso misure per fermare la fuga di capitali all’estero e  starebbe pensando di prestare denaro alle cinque maggiori banche del paese, per evitare un collasso nel caso in cui una folla di correntisti ritirasse simultaneamente i risparmi.

SberBank, la maggior banca russa, non concede più prestiti ai clienti ucraini, anche se non ha ridotto l’ammontare dei contanti che possono essere prelevati dai bancomat. VTB invece, la seconda banca russa, continua ad operare normalmente.

Stamane la valuta locale ucraina, la grivna, ha perso il 4%, nuovo minimo record sul dollaro, perchè la banca centrale ha deciso di sganciare al moneta ucraina dal dollaro e di lasciarla fluttuare liberamente.

European Union foreign policy chief Ashton greets Ukrainian opposition leader Tymoshenko during their meeting in Kiev7478-IS55537850 chau au

Gli usurocrati arrivano a Kiev

Oggi, 27/02/2014, a Kiev ci sono rappresentanti di Washington e del Fondo Monetario Internazionale, che ufficialmente si sono detti disponibili a prestare 15 miliardi di dollari a Kiev. Ma le “autorità” di Kiev pare abbiano rilanciato, con una richiesta che ha raggiunto i 35 miliardi di dollari. Indice che ormai il “salto della quaglia”, anche se non ancora formalmente ufficializzato, é stato giá fatto da parte dei “nazionalisti da operetta” attualmente al potere a Kiev.

Putin e Russia a tutto campo, dal Mediterraneo al Mar Nero, dalle coste siriane alla Crimea.

Гвардейский ракетный крейсер "Москва"

“In relazione alla denuncia di una violazione da parte russa e della Flotta del Mar Nero degli accordi di base si dichiara che, nel difficile contesto attuale, la Flotta del Mar Nero si attiene rigorosamente a tali accordi” ha dichiarato giovedì il ministero degli Esteri russo.

“I movimenti di singole unità della Flotta del Mar Nero di veicoli blindati sono svolte nel pieno rispetto degli accordi di base e non richiedono alcuna approvazione” si legge in un comunicato di Ruvr-RIA Novosti.

26 mila militari russi dislocati nella base di Sebastopoli

I 26 mila militari russi dislocati nella base di Sebastopoli (secondo stime dell’Istituto Germanico di politica internazionale) utilizzabile dalle truppe di Mosca fino al 2042 in base all’accordo bilaterale rinnovato recentemente, sono per lo più marinai addetti ala gestione logistica della base che è sede della Flotta del Mar Nero (che copre anche il Mar Mediterraneo e da cui dipende la base navale di Tartus, in Siria) e membri degli equipaggi della quarantina di unità navali che compongono la flotta. Si tratta di una mezza dozzina di cacciatorpediniere e fregate, una decina di corvette, due sottomarini, 7 navi da sbarco, altrettante motovedette lanciamissili e una decina di dragamine mentre le unità aeree comprendono una ventina di bombardieri Sukhoi 24, una trentina di elicotteri e una dozzina di aerei da trasporto.

Le manovre militari russe coinvolgono sul territorio circa 1.500 fanti di Marina e un migliaio di addetti alle batterie di difesa costiera antiaerea. L’arrivo a Sebastopoli di 200 uomini delle forze speciali e una decina di blindati a bordo della nave Nikolai Filchenkov e il dispiegamento nella base in territorio russo di Anapa di altre reparti di forze speciali con elicotteri sembrerebbero indicare il rafforzamento delle capacità difensive del grande complesso militare russo in Crimea e non certo un piano per occupare l’intera penisola.

Mosca non può permettersi di perdere la base di Sebastopoli, indispensabile per contenere la presenza della Nato in Mediterraneo e sostenere il governo alleato siriano. Per dimensioni e infrastrutture Sebastopoli non è inoltre rimpiazzabile (almeno non in breve tempo) da altri porti russi sul Mar Nero. Mosca potrebbe assumere un preciso ruolo militare solo qualora la crisi ucraina degenerasse in una guerra civile in cui lo sfaldamento delle forze armate e di polizia di Kiev mettesse a repentaglio la vita della popolazione russa in Crimea e nelle regioni orientali del Paese a rischio di secessione.

Un simile scenario potrebbe indurre Mosca ad attuare uno schema d’intervento simile a quello messo in atto Ossezia del Nord e Abkhazia durante la guerra contro la Georgia nell’estate del 2008 con l’invio di truppe giustificato dalla necessità di proteggere i civili e la fornitura di armi alle milizie filorusse. Ma al momento Mosca è piú preoccupata del rischio di sfaldamento dell’Ucraina, ancor più di quanto possa temere un governo filo-occidentale a Kiev.

Il vero scopo dei cosí detti “nazionalisti ucraini” viene sempre maggiormente alla luce, mostrandosi per quello che é in realtá: un puerile settarismo operativamente in servizio (per conto terzi) per indebolire e disgregare l’Ucraina e le anime che la compongono.

E sempre piú emerge quale sia il vero obiettivo di disturbo dei loro burattinai anglo-sionisti: le importanti basi militari russe di Crimea e, di riflesso, di Tartus.

Ma il Vladimiro russo si chiama Putin…non Guadagno (in arte ‘Lussuria’).

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TerraSantaLibera 27/02/2014

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