Il Crocifisso di Cevo

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Questo crocifisso, fatto esporre dalla Gerarchia bresciana, il 20 settembre 1998, in un campo sportivo di Brescia, era il simbolo della “beatificazione” e della canonizzazione” di Paolo VI che Giovanni Paolo II, in quell’occasione, aveva presentato come date per certe e scontate.

Ripresentiamo, l’articolo che Padre Luigi Villa scrisse su questo orribile Crocifisso, e apparso su “Chiesa viva” n. 301 del dicembre 1998, nove mesi dopo la pubblicazione del suo suo libro “Paolo VI beato?”.

Chiesa Viva, Aprile 2014

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Tutti i “bresciani”, partecipanti alla funzione di Giovanni Paolo II allo “stadio Rigamonti” di Brescia, la Domenica 20 settembre 1998, si sono trovati di fronte a un enorme Crocifisso, a testa in giù, che Alberto Bobbio, su “Famiglia (non) cristiana” del 27 settembre 1998, descrive così: “un Cristo a strapiombo.

Sorge da un fuoco, s’inarca verso il cielo. Non sta ritto. E ripiomba di sotto…”. Insomma, un Cristo che “ripiomba di sotto” è l’atto contrario delle parole di San Giovanni evangelista – che era stato presente sul Calvario! – scrivendo così: “Gesù disse: “Tutto è compiuto!”. Poi, chinato il capo, rese lo spirito!” (Giov. 19, 30).

Quindi, quel Cristo policromo, scandaloso in quell’atto di caduta sull’intera platea, credo non abbia lasciato indifferente alcuno dei presenti al rito religioso, perché quel Cristo, che si tuffava su di loro, non poteva essere il Cristo redentore, vero Dio e vero Uomo, inchinato, sì, sull’uomo peccatore, ma che mai avrebbe preso quella posa da campione di tuffo, LUI,VIA, VERITÀ E VITA, che aveva pure detto: «… ed IO, quando sarò innalzato, attirerò tutto a ME!» (Giov. 12, 32).

Ma allora, perché la Gerarchia bresciana si è permessa di esporre – sia pure in un campo sportivo – ai fedeli bresciani quel Crocifisso in atto di tuffarsi sulla folla, pur sapendo che la CROCE, per noi cristiani, è il “segno” più sacro della nostra fede in quel Cristo che è morto sulla CROCE per i nostri peccati, e che è, quindi, anche la nostra unica vera bandiera, e che la Chiesa ci ha sempre fatto rappresentare, per due mila anni, non in quella orrida posizione, ma bensì nel Suo sereno divino abbandono al Padre?.. “Padre, nelle Tue mani affido il mio spirito!”? (Lc. 23, 46).

(Chiesa Viva, Aprile 2014)

…continua a leggere tutto l’articolo (9 pagine) in formato PDF…

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Ogni altra considerazione, relativa a questo crocifisso e ai tragici eventi che lo hanno accompagnato, compresa la beatificazione di Woytila & Roncalli e incluso il fatto accessorio che il povero ragazzino, vittima del crollo di tale crocifisso, fosse residente in “Via Papa Giovanni XXIII”, é materia di libera riflessione personale, ma certamente tutti questi avvenimenti nel loro complesso non possono essere ignorati o minimizzati.

(Redazione TerraSantaLibera)

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Fonte: Chiesa Viva , mensile cattolico – Aprile 2014
Operaie di Maria Immacolata e Editrice Civiltà
Via G. Galilei, 121 – 25123 Brescia Tel. e Fax. (030) 3700003

TSL – 29/4/2014

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