L’economista Paul Krugman demolisce le politiche dell’austerità: creano più sofferenza sociale e non pongono fine alla crisi

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Una truffa colossale, che ha umiliato e rovinato intere generazioni. Ecco quel che è stata la politica dell’austerità perseguita con ostinazione e senza argomenti convincenti da persone molto potenti.

Paul Krugman, nel suo blog collegato al New York Times del 29 aprile, denuncia l’inganno, la “caduta della foglia di fico”, con un articolo dal tono esplicito, pacato, severo e in grado di considerare il prezzo inutilmente pagato da una moltitudine di persone con la disoccupazione. Il link è il seguente: new york times

Ci sono alcune questioni di fondo che da un punto di vista teorico sono determinanti, ma non esiste una controprova; non sono che previsioni. E una di queste è che l’aumento di spesa pubblica (quel “battere moneta” che farebbe, detto semplicisticamente, la Federal Reserve) farebbe aumentare l’inflazione.

Krugman sostiene che ai livelli attuali l’inflazione resterebbe comunque sotto controllo e non ci sarebbero contraccolpi negativi, e nel contempo pone condizioni precauzionali. Stato e imprese private non possono essere in concorrenza.

L’investimento pubblico deve utilizzare risorse economiche che altrimenti resterebbero inutilizzate, e mettere in azione una forza lavoro che non lavora più. In questo modo le famiglie tornerebbero a spendere e le aziende private potrebbero produrre di più.

Chiedere sacrifici per troppi anni a una popolazione provata dalla disoccupazione di massa non ha un motivo sufficiente: Paul Krugman rileva che ormai se ne sono accorti tutti che l’austerità non risolve i problemi. L’impegno per osservare i noti parametri economici imposti dall’Unione europea non hanno determinato benefici bensì altri danni. È stato ridotto il potere d’acquisto ma anche la spesa pubblica: famiglie e imprese hanno pagato il prezzo della crisi peggiorando però la crisi. Lo Stato ha ridotto il proprio intervento senza però risolvere nulla.

Oltretutto è diventato evidente che l’austerità non è stata altro che un pretesto per un’operazione politica: distruggere la rete di solidarietà sociale, a vantaggio dei privilegiati e a danno di masse di poveri.

Sono state usate, sempre secondo Paul Krugman, giustificazioni di tipo moralistico e non economico, sostenendo che la sofferenza fa bene, che i sacrifici giovano. Ma quanti altri anni di sacrifici ci vorranno? Non è affatto certo che i rimedi proposti funzionino.

La svolta richiesta da Paul Krugman meriterebbe ascolto da parte dei potenti che non stanno certo pagando i loro tremendi errori e le loro intenzionali menzogne.

Riporto in lingua originale, per chi ne sente il fascino, la parte finale dell’articolo di Paul Krugman intitolato “The story of out time“:

Is the story really that simple, and would it really be that easy to end the scourge of unemployment? Yes — but powerful people don’t want to believe it.

Some of them have a visceral sense that suffering is good, that we must pay a price for past sins (even if the sinners then and the sufferers now are very different groups of people). Some of them see the crisis as an opportunity to dismantle the social safety net. And just about everyone in the policy elite takes cues from a wealthy minority that isn’t actually feeling much pain.

What has happened now, however, is that the drive for austerity has lost its intellectual fig leaf, and stands exposed as the expression of prejudice, opportunism and class interest it always was. And maybe, just maybe, that sudden exposure will give us a chance to start doing something about the depression we’re in.

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SOURCE: Cremona Democratica

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 TSL reloaded 9/2014

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