Crimini dello Stato Ebraico – Palestina Occupata, Storie da “Piombo Fuso” – La famiglia al-Ashqar

la famiglia al-Ashqar

Storie da Piombo Fuso: la famiglia al-Ashqar

“Madleen si rifiuta di dormire da sola; vuole solo dormire nella stanza dei suoi genitori – racconta Nujoud -, ha paura di stare del tutto da sola. L’altro giorno eravamo in giardino e le ho chiesto di andare in camera da letto a prendere qualcosa. Si è rifiutata di andarci senza di me”.

Il 17 gennaio 2009, alle 05:30 circa, l’area che circondava la scuola dell’UNRWA a Beit Lahiya fu attaccata dalle forze israeliane, che utilizzarono sia esplosivo ad alto potenziale sia fosforo bianco. Il fosforo bianco è una sostanza chimica incendiaria che brucia al solo contatto con l’ossigeno e il suo uso in aree popolate da civili viola il principio di distinzione e il divieto di attacchi indiscriminati.

Nujoud al-Ashqar, insieme ad altre 1.600 persone circa, si era rifugiata nella scuola al momento dell’attacco. Nujoud subì gravi ferite alla testa a causa dei bombardamenti e perse anche la mano destra. Due dei suoi figli, Bilal di 6 anni e Mohammed di quattro, furono uccisi durante l’attacco.

Quando il Pchr parlò per la prima volta, tre anni fa, con Nujoud, in seguito all’attacco, la sua vita era diventata molto difficile, in particolare il suo rapporto con il marito Mohammed. “Inizialmente mio marito mi accusava della morte dei ragazzi. Mi minacciava ogni giorno dicendo che si sarebbe risposato – afferma Nujoud -, ma le cose migliorarono tra di noi quando nacque nostra figlia Haneen. Lui la ama profondamente e lei lo adora”.

La figlia di Nujoud, Haneen, di 1 anno, è stata sia una benedizione che una forte sfida per Nujoud che, pur essendo estremamente grata di essere stata in grado di dare alla luce un altro figlio dopo la perdita di Muhammed e Bilal, si trova ad affrontare con difficoltà estreme la sua cura personale, quella della casa e dei suoi figli, a causa della perdita della mano e di altre complicazioni mediche successive all’attacco. “Mi sento particolarmente frustrata quando cerco di prendermi cura di Haneen e, invece, ho bisogno ogni volta dell’aiuto di mia figlia Madleen. Mi sento sempre triste per lei perché sacrifica tanta parte della sua istruzione dedicandosi alla cura della casa e della sorella. Ma ho bisogno che lei lo faccia. I suoi voti a scuola ne hanno risentito. E il tutto è aggravato dal fatto che, da dopo l’attacco, non ho più la pazienza di aiutarla a fare i compiti”.

Madleen stessa era nella scuola dell’Unrwa al momento dell’attacco e si trova in difficoltà sia con il ricordo di quel giorno che con la perdita di Bilal e Mohammed. “Madleen si rifiuta di dormire da sola, lei riesce a dormire solo nella camera dei suoi genitori”, spiega Nujoud. “Ha paura di stare del tutto da sola. L’altro giorno eravamo in giardino e le ho chiesto di andare in camera da letto per prendere qualcosa. Si è rifiutata di andarci senza di me”.

Nujoud condivide la paura di Madleen del passato e l’apprensione per il futuro. “A volte quando circolano voci su una nuova guerra o sulle incursioni israeliane, Madleen inizia a chiedermi spiegazioni a proposito e torna a parlare dell’incidente. Ma non posso proprio sopportare di parlare con lei di quello che è successo e quindi le chiedo di non farlo”.

Il ricordo dell’attacco è ancora così toccante per Nujoud che non ne parla con nessuno: “A volte mi vengono a chiedere di raccontare di quella notte, ma io non ne parlo. Se lo facessi, passerei il resto della giornata e tutta la notte con questo pensiero fisso in testa”.

A parte la perdita di una mano, Nujoud soffre di molte altre ferite alla testa. Quando il Pchr parlò con lei, tre anni fa, lei si teneva coperta la testa con una sciarpa ovunque andasse, anche all’interno della casa, dal momento che aveva perso tutti i capelli per le gravi ustioni. “Ora la maggior parte dei miei capelli è cresciuta di nuovo”, dice Nujoud, “tranne che per piccole macchie dovute alle cicatrici, ma ancora, mentre Madleen pettina i miei capelli, io mi sento in uno stato di agonia”.

La perdita di Bilal e Mohammed è particolarmente dolorosa per Nujoud: “Non potrò mai dimenticare i miei figli. Se anche rimanessi in vita per 200mila anni, non li dimenticherei mai”.

Bilal e Mohammed sono sempre stati un saldo pilastro per la stabilità e il sostegno nella vita di Nujoud. “Quando mi arrabbiavo con mio marito, volevo scappare di casa e tornare dalla mia famiglia. Ma Bilal e Muhammed mi facevano calmare e mi convincevano a restare. Ora, quando io e mio marito discutiamo, mi basta andare nella mia stanza e pensare a loro”. Anche per il marito di Nujoud, Muhammed, che è sordomuto, la perdita di Bilal è stata devastante, perché lo aiutava a comunicare con gli altri fuori casa.

Con un altro bambino in arrivo, Nujoud è fiduciosa per la sua salute e per un altro bimbo, in futuro, che lei immagina di chiamare Bilal. “Io e mio marito abbiamo aspettato Bilal, lui è stato tanto caro e amato… spero di avere un figlio in modo che possa portare lui questo nome dopo il suo fratello”.

Il Pchr presentò una denuncia penale alle autorità israeliane per conto della famiglia Al-Ashqar il 18 maggio 2012. Ad oggi, tuttavia, e nonostante le ripetute richieste, nessuna ulteriore informazione è stata comunicata al Centro per quanto riguarda lo stato dell’indagine.

Traduzione italiana per InfoPal a cura di Erica Celada

Originale: Gaza – Pchr. 17 gennaio 2009

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